Falcon 900 - Foto repertorio

Domenica 10 maggio 2020, ore 14:00,  la giornata è splendida, l’aereo di Stato,  un volo classificato speciale, è in vista alla posizione di avvicinamento finale: con i flap estesi il velivolo si abbassa lentamente sull’aeroporto militare e internazionale di Roma-Ciampino  finalmente il carrello  del trireattore  Falcon 900 EX  tocca dolcemente la pista, con il muso lievemente  inclinato di 7 gradi,  touch down,  deflettori alzati e invertitori di spinta attivati, la fase di frenaggio è iniziata.

L’aereo dalla bianca livrea, senza segni evidenti di riconoscimento, se non l’immagine di un piccolo tricolore in alto sul lato destro dell’unico portellone  a sinistra, si dirige rapidamente verso la piazzola di sosta della zona aereoportuale riservata alle autorità.

Una Jeep si affianca al velivolo e due funzionari del Ministero della Salute scendono e si avvicinano alla carlinga in attesa.

Si susseguono secondi interminabili, i motori si spengono, in fondo, dietro l’aeromobile, fanno da cornice le storiche palazzine dai rossi mattoni che a ridosso della pista, oltre i limiti del valico di filo spinato, si stagliano contro il cielo.

Finalmente il portellone si abbassa dispiegandone con l’apertura la scaletta.

Quattro persone ne scendono giù, tre uomini  vestiti di nero e il mefisto calato sul volto con la giovane italiana liberata dopo 18 mesi di prigionia.

I tre scortano la ragazza fino all’ingresso e, mentre la stessa raggiunge i parenti e le autorità,  gli  agenti  rapidamente si dileguano, lasciando ai politici le “luci della ribalta”. Il Sistema Italia ancora una volta ha portato a termine la missione.

Tralasciando l’incipit volutamente romanzato i politici sono sempre i decisori finali,  ma  la maggior  parte di essi  sembra più incline alla spettacolarizzazione anziché  alla oculata e strategica attenzione al mondo dell’intelligence.

Il problema dell’interazione tra politica e strutture di intelligence è sempre stato complesso e costellato da ostacoli alla reciproca comprensione: la sicurezza dello Stato,  questo è il compito assegnato ai servizi di sicurezza, quindi  le operazioni da essi condotte devono rimanere coperte, perché in gioco ci sono interessi squisitamente nazionali,  infatti  per i servizi  l’essenza stessa della propria  azione è il segreto, mentre per un corpo di polizia il segreto, pur rimanendo funzionale all’attività svolta ad operazioni concluse è palesato, questo non avviene o dovrebbe avvenire per un servizio di sicurezza, per questo si chiamano servizi segreti.

Nel caso della cooperante liberata dai terroristi di Al Shabaab, troppe notizie si sono avvicendate,  così come  è risultata inopportuna la modalità del suo arrivo, apparso quasi come un’operazione di marketing ,  laddove  un rientro più discreto, viste le circostanze del caso, sarebbe stato certamente auspicabile.

Il terrorismo è un metodo di violenza indiscriminata  strumentale alla creazione di  terrore  e la paura prodotta è funzionale alle finalità perseguite; chi pratica questa tattica di  guerra asimmetrica  sa che non vincerà mai in uno scontro  diretto ma, subdolamente cavalcando i meandri della paura, genera  terrore determinando così  gravi difficoltà  politiche,  indebolendo  la democrazia  e sfiduciando le Istituzioni,  di modo da influenzare l’ordine sociale,  alimentare  disordini e diffondere in un popolo il  senso dell’incapacità da parte del proprio Governo di proteggere gli interessi della collettività.

E’ risaputo che  il terrorismo  cerca la massima visibilità e l’attenzione dei mezzi di comunicazione, al fine di perorare la causa attraverso rappresentazioni shoccanti e drammatiche.

Quando i terroristi ottengono specifiche concessioni come il pagamento di un riscatto per  il rilascio di ostaggi,  ciò non  fa altro che rinforzare,  anche ad eventi conclusi, la forza e il  potere contrattuale dei terroristi stessi.

La professionalità e capacità operativa di un servizio segreto è misurata dalla sua  capacità di portare a termine ma anche, paradossalmente,  “fallire”,  sempre  in segreto, la missione indicata dall’autorità politica.

Pertanto, nel caso della cooperante, sarebbe stato opportuno agire in modo silente,  evitando  ogni inutile clamore al suo ritorno.