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Abusi edilizi e falsi all’ombra del Palazzo Comunale? Indagati ex sindaco e altri 11

ARNESANO (Lecce) – Dodici indagati per una vicenda di presunti abusi edilizi e falsi all’ombra del Palazzo comunale di Arnesano. E nei guai finisce anche l’ex sindaco della cittadina salentina, Giovanni Madaro. All’ex primo cittadino e ad altri 11 soggetti la ex pm Roberta Licci ha fatto notificare un avviso di chiusa inchiesta che ha coinvolto anche Federico Manca, 48 anni, di Arnesano, dipendente dell’Ufficio Tecnico; Giuseppe Caione, 82enne, di Salice Salentino, in veste di responsabile dell’ufficio tecnico; Gianfranco Imbriani, 58, di Arnesano, dipendente comunale oltre che proprietario e committente; Luca Valente, 48 anni, di Lecce; i tecnici e progettisti Alessandro De Masi, 56 anni, di Arnesano; Alessandro Attanasio, 40 anni, di Arnesano; Letizia D’Aprile, 61, di Arnesano; Valerio Perrone, 57 anni, di Trepuzzi; Alfredo Manca, 55enne, di Arnesano; Antonio Monaco, 56 anni e Paola Montinaro, di 55 anni, entrambi di Lecce, acquirenti dell’area e del relativo immobile.

La posizione più scomoda – per il ruolo ricoperto per un lungo periodo – è sicuramente quella dell’ex sindaco. Madaro risponde di falso ideologico, abusi edilizi e abuso d’ufficio. Nel mirino della Guardia di Finanza, il suo nome è finito nel filone d’indagine relativo alla realizzazione di un immobile in una clinica veterinaria sulla Lecce-Arnesano dopo aver istruito la pratica come costruzione ad abitazione per uso rurale. Nel dicembre del 2012, quando era ancora sindaco, Madaro avrebbe approvato una delibera nel corso di un consiglio comunale l’applicazione di una legge regionale anche ai piani seminterrati ed interrati. Il piano seminterrato, in questo modo, sarebbe stato trasformato in un deposito di una civile abitazione modificando al piano terra la destinazione d’uso da deposito ad ingresso con un esubero di oltre 100 metri cubi rispetto a quelli massimo consentiti. E poi ci sarebbe l’ampliamento, anzi la realizzazione di fatto di una cucina al posto dell’autorimessa e di un bagno e lavanderia al posto dei vani tecnici.

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Le contestazioni a carico degli altri indagati, invece, fanno riferimento alla realizzazione di due B&B: uno, in località Montevergine, dove la struttura, costituita da una villa a due piani con annessa dependance e piscina, sarebbe stata realizzata in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. E altre violazioni sarebbero emerse nella costruzione di un’altra struttura turistico-ricettiva. A difendere gli indagati, gli avvocati Mariangela Calò; Silvio Verri; Angelo Quarta Rizzato e Francesco Stella.

 

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