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Uccise “Aldino” invadendo la corsia: automobilista positivo alla cocaina e ubriaco, viaggiava a 120 km/h

di Francesco Oliva

Uccise "Aldino" invadendo la corsia: automobilista positivo alla cocaina e ubriaco, viaggiava a 120 km/h - Corriere SalentinoTORRE SPECCHIA/LECCE/OTRANTO – Guidava sotto l’effetto di cocaina, cannabinoidi ed era ubriaco. Ad una velocità di 120 km/h, ben oltre il limite stabilito in 50 km/h su quei tratti di strada. Sono i retroscena dell’incidente stradale come riportiamo in esclusiva in cui ha perso la vita Aldo Gjoka, il 29enne albanese ma residente a Lecce, il 7 settembre all’altezza di Torre Specchia, lungo la litoranea Otranto-San Cataldo. Erano queste le condizioni psicofisiche in cui si trovava Rezerat Turku, un connazionale di “Aldino”, 44 anni residente a Otranto, arrestato ai domiciliari con l’accusa di omicidio stradale aggravato per aver travolto e ucciso a bordo di una Jaguar lo sfortunato centauro.

I dettagli dell’incidente (i rilievi sono stati eseguiti dai carabinieri della stazione di Melendugno) sono contenuti nelle carte dell’inchiesta rimaste finora secretate. Turku guidava sotto effetto di sostanze stupefacenti. Le sue condizioni sono emerse non appena è arrivato in ospedale: era positivo alla cocaina e ai cannabinoidi mentre sfrecciava sulla Otranto-San Cataldo a 120 km/h in un tratto di strada in cui il limite è fissato in 50 km/h. L’automobilista, giunto nei pressi di Torre Specchia, dopo aver superato una curva all’altezza di via Plutone, invase la corsia opposta andando a sbattere contro la Yamaha 690 Mtm guidata dallo sfortunato centauro. “Aldino” venne sbalzato dalla sella e proiettato a circa 20 metri di distanza dalla zona dell’urto, finendo all’interno del giardino di un’abitazione.

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La moto prese fuoco e il ragazzo morì sul colpo a causa delle gravi ferite riportate. Al momento del sopralluogo, la lancetta del contachilometri della Jaguar segnava 120 km/h ed era fortemente danneggiata nella parte anteriore. Turku, in ogni caso, se la cavò. Intanto l’automobilsta, difeso dall’avvocato Nicola Di Bello, rimane ai domciliari. Un momento he era molto atteso dagli inquirenti ma anche dai familiari di “Aldino”, assistiti dall’avvocato Stefano Carlà. In questi giorni, a Lecce, si erano rincorse tante voci sulla dinamica dell’incidente che, ora, è delineata con precisione grazie ai rilievi come ricostruita dai carabinieri. Gjoka era molto conosciuto e ben voluto a Lecce. Lavorava per conto di una Cooperativa di agenzie funebri e, compatibilmente con gli impegni, si dava da fare anche come pr. In tanti gli volevano un gran bene e, ai funerali celebratisi nel duomo di Lecce, una folla di amici hanno voluto tributargli l’ultimo saluto. Strano il destino di questo ragazzo: è morto per la sua grande passione per le moto proprio come il suo carissimo amico Cristiano Spedicato, al quale dedicava continui post, morto il 15 giugno del 2018, a soli 23 anni sempre in un incidente in moto a Castromediano, alle porte di Lecce.

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