LECCE – Dopo la lettera al vetriolo e le dimissioni del Nucleo di Valutazione, sostituito prima dei quattro anni (previsti anche dall’Università di Brescia), arrivano le dimissioni della Commissione etica, subito annunciate dal nostro giornale, sempre in aperta polemica col rettore. I primi accusavano il magnifico di epurazione per scopi politici, la Commissione etica punta il dito sui silenzi lunghi e indifferenti, nonostante l’iterata trasmissione di verbali, che avrebbero imposto per lo meno una cortese risposta. Problemi di comunicazione che la coordinatrice, professoressa Beatrice Stasi, mette in luce nella lettera di dimissioni del 14/12/2016, in cui figura il numero di protocollo 89311. Si parte dalla prima fonte di criticità: il Regolamento di funzionamento della Commissione Etica.

Il 3 febbraio 2015 è entrato in vigore un nuovo regolamento di funzionamento sul quale la Commissione ha presentato una richiesta di riesame, perché non è stata fatta partecipe del processo di revisione del vecchio regolamento, inoltre la «procedura non ha rispettato i tempi stabiliti dallo Statuto». «Che un regolamento di autonomia di un organo collegiale possa essere emanato senza che l’organo collegiale stesso venga informato di modifiche sostanziali ad esso apportate è una circostanza che di fatto limita l’autonomia tanto del regolamento quanto dell’organo collegiale stesso» – si lamentano i professori dimissionari. Insomma, la commissione etica si sente esclusa da un importante processo a cui avrebbe dovuto partecipare.

Il punto di criticità che suscita ancora più preoccupazione è quello relativo alle modifiche del codice etico, in cui si «riduce l’ambito di azione della Commissione etica, si impone di indirizzare le richieste di parere al rettore, chiamato a valutare preventivamente la non manifesta infondatezza e regolarità». Dunque, modifiche che per i dimissionari «rischiano di ridurre l’autonomia dell’organo, identificando nel rettore l’unico possibile interlocutore diretto tanto per chi voglia richiedere un parere quanto per la Commissione che tale parere esprime». Dalla data in cui è entrato in vigore il nuovo codice etico, che prevede il filtro del rettore anche per le richieste di parere, la Commissione non ha ricevuto nessuna richiesta di parere, con una differenza macroscopica rispetto al numero di richieste ricevute quando era in vigore il codice etico precedente, che prevedeva la possibilità di un rapporto diretto con la Commissione.

Insomma, il magnifico ha esteso il suo controllo «diventando unico interlocutore diretto», secondo i professori dimissionari, «annullando l’interesse a stabilire un rapporto con l’organo collegiale deputato ad assicurare il rispetto del Codice Etico». Ma l’amarezza più grande dei dimissionari è sul punto di criticità che riguarda la comunicazione con rettore. «La Commissione non può che tornare a rimarcare i problemi di comunicazione con l’unico suo interlocutore autorizzato dal nuovo codice». Solo un’apprezzata nota del rettore del 5 dicembre 2016 interrompe un silenzio durato mesi, «nonostante l’iterata trasmissione di verbali che, esplicitamente o implicitamente, una risposta o un riscontro potevano (o, forse, dovevano) prevedere». Dalle richieste di accesso agli atti, alle proposte di archiviazione: la Commissione Etica si è sentita tagliata fuori dalle comunicazioni ufficiali. I professori dimissionari insistono sui «macroscopici problemi di comunicazione».

Ma c’è di più: la Commissione si sente esclusa anche dalla «Giornata della Trasparenza». Sarebbe stato opportuno, secondo i professori dimissionari «coinvolgere in maniera istituzionale la Commissione Etica, visto che c’erano state delle formali richieste e visto che si tratta di una ‘conferenza aperta a tutte le componenti dell’Ateneo, sulla qualità dei comportamenti e sulla trasparenza delle procedure’». Invece «il programma dell’iniziativa lo si è potuto apprendere 4 giorni lavorativi prima dell’evento». Non è andata meglio nemmeno con il Piano Triennale Prevenzione Corruzione e Trasparenza: «la Commissione non ha mai ricevuto, per il lavoro sotteso a tale documento, alcun riscontro scritto». Manca il riscontro perfino sulla sintesi informativa del Codice etico richiesto dal direttore generale. Silenzio irritante anche in questo caso.

L’amaro riassunto della lettera di dimissioni della Commissione Etica conclude con la puntualizzazione che i problemi sono senza soluzione: «[…]Le procedure seguite per l’emanazione del codice etico hanno leso l’autonomia della Commissione; il filtro del rettore ha di fatto azzerato segnalazioni e richieste di parere, richieste di chiarimenti e precisazioni provenienti dall’organo non hanno ricevuto attenzione; ogni proposta e iniziativa della Commissione è caduta nel vuoto». «L’impressione è che la Commissione non venga considerata come una risorsa per l’intera comunità universitaria e non possa svolgere la sua funzione a salvaguardia di una sfera etica che prescinda da valutazioni e procedure di natura esclusivamente giuridica». La Commissione si dimette auspicando che si avvii una riflessione. Il nostro giornale va avanti, carte alla mano, per raccontarvi i punti di forza, ma anche il disagio di professori, ricercatori e studenti e i punti di criticità di un’Università che vogliamo torni a splendere, senza paura di raccontare le cose che non vanno, per stimolare gli organi competenti a risolverle.

Gaetano Gorgoni