VEGLIE (Lecce) – Posti di lavoro fantasma in cambio di somme di denaro: nell’azienda in cui lavorava, la ditta di pullman Marozzi ma anche nelle Ferrovie dello Stato e nei ranghi di Sud-Est. Il sostituto procuratore Antonio Negro, titolare del fascicolo d’indagine, ha chiuso le indagini sul falso intermediario. L’accusa di truffa aggravata viene contestata a Raffaele Faggiano, autista di 56 anni, residente a Veglie, ex autista di pullman. Sono trentuno i casi contestati dalla Procura (una ventina già emersi a febbraio del 2014 quando l’uomo venne arrestato dopo aver intascato l’ultima mazzetta da una giovane di Veglie) per una truffa complessiva quantificata in circa 150mila euro.

In alcuni raggiri, Faggiano non avrebbe agito da solo. Le indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Campi Salentina e dai colleghi di Veglie (al comando del maresciallo Matteo De Luca), avrebbero accertato la complicità di un falso medico. Corrisponde al nome di Stefano Laneve, 58 anni, di Fasano (comune in provincia di Brindisi). Risponde di truffa aggravata continuata ed esercizio abusivo della professione  medica. Avrebbe sottoposto alcuni aspiranti lavoratori a visite mediche attestando l’idoneità a poter lavorare in un ospedale di Bari. Faggiano avrebbe utilizzato sempre la stessa tecnica. Avvicinava le vittime spesso giovani e disoccupate residenti tra Lecce, Porto Cesareo, Veglie, Salice Salentino, ma anche del brindisino, come San Donaci e San Pancrazio Salentino assicurando di poter trovare un posto di lavoro. Le somme intascate variavano da caso a caso: da mille fino, addirittura, a 12mila euro.

Faggiano avrebbe organizzato le truffe in maniera del tutto professionale per rendere ancor più credibile la sua messinscena. Esibiva fascicoli con nominativi,  fototessere, fotocopie dei documenti d’identità, bozze dei contratti preliminari di assunzione, certificati medici di idoneità al lavoro.  Nel febbraio del 2014, però., una giovane di Veglie non abboccò al suo tranello. Si presentò in caserma consentendo ai carabinieri di incastrare l’uomo. L’allora autista le aveva prospettato la possibilità di essere assunta nell’azienda in cui lavorava dietro il pagamento di 2mila euro. Scattò così la trappola. La giovane organizzò un incontro con Faggiano per versare un anticipo nei pressi di un bar di Veglie dove ad attendere il finto intermediario erano presenti i carabinieri. Faggiano è difeso dall’avvocato Americo Barba; Laneve da Stefania Melissano.

F.Oli.