F.Oli. 

TRICASE (Lecce) – Un cantiere edile immerso nel Parco Naturale “Costa Otranto Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase”. A strapiombo sul mare, nascosto e mimetizzato tra la vegetazione. Non a sufficienza per l’occhio sempre attento degli agenti della polizia provinciale. Si chiude così con i sigilli apposti al cantiere e la denuncia della proprietaria (una donna residente a Tricase) l’ennesima operazione contro lo scempio a due passi dal mare e in zone vincolate. Per scovare il lotto gli agenti, guidati dal comandante Antonio Arnò, hanno dovuto faticare non poco. Il cantiere era stato camuffato con dei rami e cespugli accatastati sul lato fronte mare in modo da non essere individuato dalla vicina litoranea. Gli investigatori hanno dovuto percorrere sentieri sparsi tra ulivi e macchia mediterranea. Provvidenziale si è rivelato l’ausilio di un drone che ha permesso di raggiungere la meta.

I lavori sarebbero stati eseguiti in assenza dei titoli autorizzativi, considerando anche che quanto realizzato non troverebbe riscontro con la disciplina urbanistica vigente. I lavori, infatti, sarebbero stati eseguiti in zona agricola. Considerate le ristrettezze degli standard urbanistici nell’Area Parco Naturale Regionale “Costa Otranto S. Maria di Leuca e Bosco di Tricase”, dove vige il divieto assoluto di nuove edificazioni, i lavori sarebbero stati eseguiti su un corpo di fabbrica apparentemente preesistente. Infatti gli agenti della Polizia provinciale hanno riscontrato che nel 2013 era stato accatastato un rudere, probabilmente realizzato ad “hoc”, che non compariva sulle aerofotogrammetrie precedenti allo stesso anno.

Una tecnica ben nota agli investigatori che in passato hanno già avuto a che fare con tali “astuzie”, ossia rappresentare dei manufatti edili apparentemente di antica manifattura; in questo modo si possono ottenere i titoli autorizzativi per interventi di restauro o di recupero ed avere modo di edificare in zone dove vige il divieto assoluto di edificazione; il tutto in zone di pregio in quanto si tratta di lotti ubicati nelle vicinanze del mare.

Tralasciando l’assenza dei titoli autorizzativi, le tecniche costruttive nonché i materiali utilizzati, non avrebbero rispettato le linee guida dell’Ente Parco Regionale “Costa Otranto Santa Maria di Leuca e bosco di Tricase”, dove, per il recupero di antichi manufatti, si prescrive di impiegare esclusivamente le tecniche e i materiali tradizionali ed escludere l’uso di calcestruzzo armato e non.

La realizzazione dei manufatti sarebbe stata realizzata tramite l’utilizzo di malta cementizia, blocchi in laterizio, pilastri in cemento armato mentre sul cantiere veniva rinvenuto del ferro per le armature e dei sacchi di cemento. Raggiunto il lotto, gli agenti hanno notato degli attrezzi da cantiere lasciati frettolosamente sul posto, segno che erano in atto dei lavori eseguiti da operai che alla vista degli agenti hanno preferito dileguarsi nella macchia. Gli accertamenti della Polizia provinciale continueranno per contrastare l’abusivismo edilizio concentrando l’attività di controllo all’interno dell’area Parco Naturale Regionale “Costa Otranto S. Maria di Leuca e Bosco di Tricase”.

 

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