di Gaetano Gorgoni

LECCE – Come fanno due leader ingombranti a vivere tranquillamente dentro un partito dell’uno per cento (a livello nazionale) come Noi con L’Italia? Raffaele Fitto ha perso la Regione, ha perso Lecce e ha perso il Parlamento: resta nell’Europarlamento a spese di Raffaele Baldassarre, che con la sconfitta alle politiche non prenderà il suo posto. Salvatore Ruggeri, invece, si può consolare con l’assessorato al Welfare in Regione e quello nel Comune di Lecce (guidato dall’avvocato Mignone), ma sono amministrazioni di centrosinistra. Eppure, lo scudocrociato è diventato un posto troppo stretto per due generali. Ecco perché qualcuno dà già per morta e sepolta l’alleanza dei fittiani con l’Udc. Già durante le elezioni i fedelissimi di Fitto in Regione attaccavano il leader dello scudocrociato (pur essendo nelle stesso partito) per l’incoerenza della sua alleanza con Emiliano.

Alle politiche Fitto puntava a mettere un primo sassolino per la scalata al partito proponendo l’imprenditore Raone nell’uninominale al posto di Cariddi: Ruggeri si mise di Poi, il Movimento 5 Stelle ha spazzato via tutto e la lotta per le influenze nel partito ricomincia in questi giorni. Gli uomini di Fitto, capitanati da Raone, secondo le indiscrezioni che circolano in questi giorni, stanno cercando di costruire una nuova corrente con Giampiero De Pascalis, D’Autilia, Mino Solazzo e Paola Bruno. Gli uomini di fiducia di Salvatore Ruggeri (Cariddi, Romano, Nuzzaci, Mignone e altri) sono già sul chi va là. L’ex ministro cerca la scalata rottamando il leader pugliese dell’Udc, ma Ruggeri si tiene stretti i suoi e va dritto per la sua linea fatta di convergenze con Emiliano. Convergenze che Fitto vuol far saltare in aria. Nel tardo pomeriggio interviene Angelo Tondo sulla vicenda della scalata: “I seguaci di Ruggeri possono tenersi partito e simbolo per quanto mi riguarda”. La guerra è solo all’inizio.

CONDIVIDI