F.Oli.

NARDO’ (Lecce) – Le mura di casa si sarebbero trasformate in un inferno per una donna vittima di due episodi di violenza per mano di un marito rivelatosi molesto e violento. A.F., 29enne di Nardò, è stato condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione in abbreviato dal gup Cinzia Vergine. Il giudice si è allineata con la richiesta invocata in aula dal pm di udienza Maria Rosaria Micucci. L’accusa contestata era quella di maltrattamenti in famiglia. Come spesso succede per simili casi il procedimento è stato avviato dopo la denuncia della donna (una 35enne di Nardò che non si è costituita parte civile) formalizzata negli uffici del locale commissariato. E’ stato così aperto un fascicolo d’indagine finito sul tavolo del sostituto procuratore Carmen Ruggiero.

Le presunte violenze tra le mura di casa sarebbero andate avanti fino a giugno del 2016. A.F avrebbe rivolto epiteti offensivi del tipo “tubercolosa” e “handicappata” nei confronti della compagna arrivando in alcuni casi a picchiarla con calci e pugni. In una circostanza, il 7 gennaio del 2016, l’imputato avrebbe scaraventato la donna contro l’auto facendole sbattere violentemente la testa cagionandole un trauma cranico e la contusione del dorso lombare, lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Dopo pochi giorni la donna ritira la querela. A distanza di un anno il pm fa sentire la donna a sommarie informazioni per conoscere gli equilibri del menage familiare.

Davanti agli investigatori la persona offesa racconta un secondo episodio in cui A.F. le avrebbe sottratto il telefonino per impedirle di chiedere aiuto alla madre colpendola ripetutamente al volto e in testa provocandole la tumefazione dello zigomo destro e sinistro, del naso e delle labbra. Anche in questo caso la prognosi finale sarebbe stata di una decina di giorni determinando un forte stato di prostrazione e di timore nella donna. Episodio, però, non denunciato dopo la separazione intervenuta tra la coppia. La difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Silvio Giardiniero, aveva chiesto l’assoluzione in virtù della remissione della querela per il primo episodio e la mancata denuncia per il secondo caso. Dopo il deposito delle motivazioni attese nei prossimi 30 giorni la sentenza verrà impugnata in Appello.