F.Oli.

LECCE – Finiscono sotto processo i 39 imputati (tra cui il presunto boss di Casarano Tommaso Montedoro) coinvolti nell’inchiesta “Bolle di Sapone” che ha consentito di sgominare nel 2013 una presunta holding del veramente falso con base nel Salento grazie ad una filiera di sodali e ricettatori.  Secondo le indagini condotte dai militari della Guardia di Finanza di Otranto, prodotti di note marche come Dash, Dixan, Chanteclair, Infasil e Chilly, venivano contraffatti per finire sugli scaffali di piccoli supermercati e negozi per la casa e l’igiene intima. Il gup Carlo Cazzella ha rinviato a giudizio tutti gli imputati (alcuni con posizioni più marginali). Il processo si aprirà l’1 ottobre davanti ai giudici della seconda sezione collegiale.

Le accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione, contraffazione, introduzione nello stato e commercio di prodotti con segni falsi, vendita di prodotti industriali con segni mendaci, vengono contestate ad Antonio Costantino Vanzanelli, 67, di Cannole; Giorgio Vanzanelli, 41, di Otranto; Paride Vanzanelli, 36, di Otranto; Claudio Diamante, 57, di San Cesario; Francesco Leo, 43, di Surbo; Mauro De Luca, 56, di Lecce; Adriano Antonio Dima, 54, di Melendugno; Santo Leo, 77, di Cellino San Marco; Maurizio Luciano Marti, alias Mauro, 52, di Sannicola; Antonella Fiocchi, 50, di Sannicola; Claudio Conte, 58, di Melendugno; Antonio Capone, 36, di Lecce; Fernando Giannoccolo, 53, di Carpignano salentino; Fulvio Conte, di 50, di Surbo; Fabrizio Domenico Sobrero, 52, di Verzuolo (comune in provincia di Cuneo); Flavio Ferreri, 70, di Recco (in provincia di Genova); Cristina Baraldi, 48 anni, di Poggio Rematico (comune in provincia di Ferrara); Francesco Domenico Ungaro, 45, di Corigliano Calabro (in provincia di Cosenza).

Poi ancora: Francesco De Padova, alias Franco, 63, di San Donaci, (Brindisi); Fabio Coluccia, 48, di Castiglione; Antonio Colluto, 46, di Andrano; Antonio Donno, 34, di Sogliano Cavour; Alfonso Dalia, 52, di San Giorgio a Cremano, (Napoli); Maurizio Valassina, 64, di Desio (Milano); Vittorio Perrone, 53, di Lizzanello; Vincenzo Casaburi, 57, di Gallipoli; Cinzia Cipolla, 50, di Specchia; Maria Vittoria Colella, alias Marvi, 57, di origini venezuelane ma residente a Bari; Samanta Colluto, 25 di Castiglione, frazione di Andrano; Mauro De Luca, 56, di Lecce; Claudio Diamante, 57, di San Cesario; Luigi Esposito, 48, di Collepasso; Gianni Junior Ingrosso, 44, di Lecce; Cristian Luceri, 21, di Lecce; Angela Concepita Mariano, 42, di Racale; Lucio Mariano, 65, di Racale; Antonio Mega, 68, di Palmariggi; Tommaso Montedoro, 41, di Casarano; Francesco Pappadà, alias Franco, 54, di Specchia; Antonio Vittorio Quaranta, 62, di Morciano di Leuca ed Enrico Serafini, 53, di Lecce. Montedoro risponde di ricettazione e introduzione nello stato e commercio di prodotti con segni falsi. nello specifico avrebbe detenuto 100 confezioni di attak con marchio contraffatto. Le aziende The Procter & Gamble Company e Real Chimica si sono costituite parte civile.

Le indagini, coordinate dall’attuale procuratore aggiunto della Dda Guglielmo Cataldi, hanno consentito di sgominare una “filiera del veramente falso” organizzata nei minimi dettagli in cui ogni imputato avrebbe ricoperto un ruolo ben preciso per consentire agli ingranaggi della catena della contraffazione di funzionare al meglio per consentire ai presunti sodali di portare avanti un business parallelo a quello legale. Gli investigatori hanno tracciato tutte le fasi che hanno caratterizzato la filiera del falso. Alcuni imputati avrebbero “curato” la produzione di detergente liquido per la casa e per la persona e dei relativi contenitori in plastica. In alcuni casi, l’intero materiale veniva poi trasferito in un capannone nella zona industriale di Lecce trasportato con automezzi guidati da altri soggetti compiacenti.

E nel chiuso di un deposito, lontano da occhi indiscreti, l’holding del veramente falso avrebbe provveduto all’imbottigliamento, all’etichettatura e all’apposizione di timbri sui cartoncini dei prodotti contrassegnati dal marchio in questione. Operazione che, per il confezionamento dei detergenti, veniva realizzata ricorrendo ad appositi macchinari. Nella catena della filiera sarebbero coinvolte anche una tipografia e una stamperia che avrebbero contraffai  i segni distintivi. I prodotti abilmente riprodotti uscivano come originali e pronti per essere immessi nel mercato del circuito legale con un notevole danno in termini economici e d’immagine per le aziende beffate.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Luigi Corvaglia; Amilcare Tana, Antonio Savoia; Luigi Rella; Luigi Covella; Andrea Starace; Mario CoppolaLuca Puce; Salvatore Centonze; Alessandro Stomeo; Rocco Vincenti; Stefano Chiriatti; Antonio Romano; Pietrantonio Grieco, Fulvio PedoneGino Gioffredi; Carmela De Mattia, Gianluca D’Oria; Giuseppe Giunca; Giancarlo Chiarello; Giovanni De Crisostomo; Luigi Pennetta; Antonio CasaranoEnrico Ferraris; Roberto SerioVittorio Pendini; Giuseppe Giunca; Laura BeltramiAlberto Crosetto e Giuseppe Fieramente.