F.Oli.

CUTROFIANO-NOHA (Lecce) – I fratelli Michele e Antonio Coluccia, rispettivamente di 58 e di 60 anni, di Noha (frazione di Galatina) e Giuseppe Fiorito, 52 anni, di Cutrofiano devono essere arrestati. E’ quanto stabilito nei giorni scorsi dai giudici del Tribunale del Riesame di Lecce che hanno così accolto l’appello bis discusso dalla Procura contro la decisione del gip Edoardo D’Ambrosio di non disporre l’arresto in carcere dei tre indagati (rimasti sempre a piede libero accusati di mafia) nella propria ordinanza non avendo rilevato la sussistenza delle esigenze cautelari. tre sono coinvolti nel blitz antimafia e antidroga “Contatto” del 5 settembre scorso. L’ordinanza del Riesame non è però immediatamente esecutiva. Gli avvocati Luigi Greco e Francesco Vergine depositeranno ricorso in Cassazione non appena verranno depositate le motivazioni (attese nei prossimi 45 giorni).

La vicenda giudiziaria è lunga e complessa. Dopo il rigetto del gip di applicare l’arresto per i tre indagati la Procura ha bussato la porta al Riesame che ha puntualmente accolto le argomentazioni sostenute in aula dal pubblico ministero Roberta Licci. La Cassazione, cui avevano fatto ricorso gli avvocati, ha annullato il provvedimento rilevando come a pronunciarsi sulla richiesta di arresto sarebbe stato un differente collegio di giudici davanti al quale si svolse la discussione. Si è così tornati nuovamente davanti al Tribunale della Libertà (relatore sempre il giudice Silvio Piccinno) che, nei giorni scorsi, ha accolto per la seconda volta l’appello della Procura.

L’inchiesta sostiene che il clan controllasse tutti gli affari della criminalità emergente sull’asse Cutrofiano-Sogliano Cavour-Corigliano d’Otranto. E cioè droga, estorsioni ai proprietari delle macchine rubate, truffe, nonchè i rapporti con gli amministratori del Comune di Sogliano. Nei giorni scorsi si è conclusa l’udienza preliminare nell’aula bunker del carcere di Lecce. La stragrande maggioranza degli imputati ha scelto di essere giudicato in abbreviato. L’ex assessore Luciano Magnolo, uno dei principali imputati, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, verrà processato con rito ordinario insieme ad altri sei imputati.