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La magia della Notte della Taranta si ripete: la super ospite LP e gli altri danno vita a una straordinaria festa delle contaminazioni

MELPIGNANO – La ventunesima edizione della Notte della Taranta è dedicata al paesaggio. I salentini sono maestri nell’arte delle luminarie: quest’anno delle “sculture fatte di luci” arricchiscono la scena del palco e anche tutta la piazza. L’imitazione delle sfumature calde del sole, del bianco delle case salentine e dei paesaggi richiamati dalle luminarie di “Mariano Light” domina la scena. Si comincia ricordando le vittime di Genova e del Pollino. Tanti sindaci sul palco insieme agli uomini della protezione civile, vigili del fuoco e Croce Rossa. “Aiutateci a non dovervi aiutare”: ha lanciato questo slogan dal palco il comandante dei vigili del fuoco di Lecce, l’ingegnere Giuseppe Bennardo, prima del minuto di silenzio dedicato alle vittime delle recenti sciagure nazionali.

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Poi, è arrivato il momento dei canti d’amore, di lavoro e inediti dedicati al Salento, che rappresentano un messaggio fortissimo a difesa della bellezza e delle tradizioni del territorio. Il ritmo della pizzica cresce e la magia si ripete di fronte a un fiume di gente. Il tamburello suona come il battito del cuore, dal palco alla platea, dove si stima che ci siano circa 150 mila persone. Sono venuti in tanti anche durante le prove di ieri: il Concertone è un rito che si ripete puntuale ogni anno il 25 agosto.

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La potenza delle voci femminili si incrocia con un ritmo quasi ipnotico, a inizio concerto, capace di introdurre lo spettatore in un viaggio che mescola armonie orientali alla pizzica. L’Orchestra Popolare della Notte della Taranta convince anche in questa edizione: il maestro Concertatore Andrea Mirò (pseudonimo di Roberta Mogliotti, cantautrice polistrumentista con 8 dischi di successo all’attivo) lascia spazio alle contaminazioni musicali orientaleggianti. Quando sale Clementino sul palco c’è perfino spazio per il freestyle unito alla pizzica e a sonorità tradizionali napoletane. Del resto, la musica, le genti e l’arte si evolvono attraverso un dialogo e una contaminazione costante. Andrea Mirò è perfetta per la Notte della Taranta: è un’artista talentuosa e impegnata che con la sua voce e la sua chitarra riesce anche a regalare una versione di “Fimmene” molto rock.

Quando LP, Laura Pergolizzi, la super ospite internazionale, sale sul palco con la sua potentissima voce il pubblico è in visibilio: la cantautrice italoamericana esordisce con “Lost on you” riadattata dall’Orchestra della Taranta. LP dà prova di essere un’artista inimitabile anche dal vivo: il suo stile e la potenza vocale sono unici.

Le voci ormai rodate dell’Orchestra (Alessandra Caiulo, Stefania Morciano, Enza Pagliara, Alessia Tondo, Antonio Amato, Antonio Castrignanò e Giancarlo Paglialunga) hanno grinta e profondità: sanno coinvolgere fortemente gli spettatori.

Le danzatrici entrano in scena. C’è un coreografo d’eccezione in campo: Massimiliano Volpini, un ex del Corpo di Ballo del Teatro La Scala che quattro anni fa ha deciso di dedicarsi solo alle coreografie. La Notte della Taranta sembra voler diventare uno stile anche nel modo di vestirsi, che rievoca i colori e la bellezza del Salento: sul palco i protagonisti indossano le creazioni di Gaudiomonte Couture, Costumeria Stylmor e Luigi Lookmaker. Il Concertone comincia quando sono circa le 23. Il pre-concertone ha avuto altri protagonisti: Piccola Ronda, Gran Bal Dub, Danilo di Paolo -Nicola, Daniele Sepe, i fratelli Costa e Ragnarock.

Come ogni Notte della Taranta non mancano i grandi ospiti: oltre a LP e Clementino, ci sono anche Enzo Gragnaniello, James Senese, Ylian Canizares, Dhoad Gypsies, Après La Classe e Mino De Santis, con la sua poesia un po’ malinconica. Cesko spende alcune parole al margine della sua prima esibizione a favore dell’integrazione e dell’accoglienza: “Il Salento è una terra di mezzo. Ci sono 47 nazioni in guerra: la gente scappa e noi saremo pronti ad accoglierli”. La Notte della Taranta è anche questo, una Woodstock del nuovo millennio che si ripete ogni anno in versione pizzicata, sempre più meticcia, contaminata: idee, utopie, tradizioni, danze e buona musica riscaldano il pubblico come un piccolo sogno di fine estate.

Gaetano Gorgoni

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