di F.Oli.

SCORRANO (Lecce) – Una sepsi addominale scambiata per un’infezione urinaria e dopo un mese e mezzo di ricovero la paziente muore. Per il decesso di Lucia Piscoco, quattro medici dell’ospedale di Scorrano risultano indagati “per colpe consistite in negligenza, imperizia, imprudenza, inosservanza delle buone pratiche clinico assistenziali” così come ipotizza il sostituto procuratore Maria Consolata Moschettini. Questo presunto caso di malasanità prende le mosse la mattina del 21 agosto di due anni fa quando la donna accede presso il pronto soccorso dell’ospedale di Scorrano accusando forti dolori addominali. Quel pomeriggio stesso viene ricoverata nel reparto di Medicina (extra locata nel reparto di ginecologia per mancanza di posti letto) con diagnosi: “iperpiressia da sospetta infezione alle vie urinarie, micro calcolosi al rene destro”. Il decesso della paziente sopraggiunge la sera del 3 ottobre per un arresto cardiocircolatorio sopraggiunto nel decorso post operatorio di un intervento di peritonite a seguito della perforazione di diverticolo.

Secondo quanto ipotizza la Procura, i medici nei primi due giorni di ricovero non avrebbero eseguito un costante e puntuale monitoraggio ematochimico e strumentale; una sepsi addominale latente sarebbe stata diagnosticata tardivamente nonostante i segnali fossero già evidenti dal 22 agosto. Sintomi quali febbricola, leucocitosi neutrofila, algie addominali diffusi e un notevole incremento della proteina C-reattiva; dati questi, secondo la Procura, che avrebbero dovuto far sospettare la presenza di una sepsi addominale latente difficilmente riconducibile ad una patologia urinaria.

Gli inquirenti imputano ai medici anche la mancata esecuzione di una tomografica computerizzata all’addome dopo il primo e unico esame ecografico dell’addome che avrebbe imposto un simile accertamento; l’esame tomografico fu eseguito d’urgenza solo il 13 settembre, a distanza di 21 giorni dall’unico esame ecografico ed evidenziò un quadro di peritonite tanto da rendersi necessario il 15 settembre l’operazione; nonostante l’intervento si concluse correttamente i medici non riuscirono ad arrestare l’evoluzione del processo infiammatorio diverticolare che portò ad una peritonite diffusa, ad un successivo quadro di insufficienza di più organi ed infine alla morte della paziente per arresto circolatorio.