LECCE – Atteso appuntamento, presso la sala dell’Episcopio del palazzo arcivescovile di Lecce, per la presentazione del libro di monsignor Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, dal titolo “Ha scritto t’amo sulla roccia”. La serata si arricchisce con il contributo di Giancarlo Piccinni, curatore di “Con Cristo sulle strade del mondo”. Lunedì 5 novembre 2018, 17.30.

Saluterà l’arcivescovo Michele Seccia ed interverranno Fabio Pollice, professore dell’Università del Salento e don Alessandro D’Elia, docente dell’Istituto di scienze religiose metropolitano “Don Tonino Bello”. Modera l’incontro Giovanni Delle Donne, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno.

Un ritratto inedito di don Tonino Bello donatoci da monsignor Vito Angiuli, che non solo ha conosciuto, ma ha vissuto fianco a fianco con quest’uomo stra-ordinario, per ben 11 anni, nel seminario di Molfetta. Il suo insegnamento più importante? La fedeltà al Vangelo, vissuto con coerenza e serietà.

“Ha scritto t’amo sulla roccia” esplora un aspetto poco noto del ‘vescovo degli ultimi’, la figura dell’educatore, dell’accompagnatore vocazionale, con una forza carismatica così forte da avvolgere e coinvolgere i giovani. Un tema di grande attualità se si tiene conto della recente conclusione del Sinodo dei giovani. I tempi sono certamente diversi, tante le mode e i registri comunicativi, ma è urgente e necessario individuare percorsi di comunicazione alternativi, al passo con le ‘novità’, fuori da schemi precostituiti, per annunciare la Parola di Dio che è per tutti e per sempre. “Ha scritto t’amo sulla roccia” richiama alla memoria una strofa di una canzone del 1968 del duo Franco IV e Franco I: “Ho scritto t’amo sulla sabbia e il vento a poco a poco se l’è portato via con sè’”. Don Tonino Bello ha preso in prestito questa espressione e l’ha ribaltata affermando: «Ha scritto ‘T’amo’ sulla roccia, sulla roccia, non sulla sabbia come nelle vecchie canzoni. E accanto ci ha messo il tuo nome. Forse l’ha sognato di notte. Nella tua notte. Alleluja. Puoi dire a tutti: non si è vergognato di me».

Il libro di Angiuli permette di conoscere un aspetto della figura di don Tonino poco raccontato, ma centrale nella sua vita. Si parte dall’esperienza in seminario, prima come studente a Ugento, Molfetta e Bologna. Poi, come professore, vicerettore e rettore nel seminario vescovile, fino al ministero di vescovo di Molfetta. Tantissime notizie, in una sintesi avvincente possibile solo allo studioso che lo ha conosciuto, che lo ha ‘vissuto’.

Nella prefazione al volume monsignor Bruno Forte afferma: «Formatosi alla scuola del Concilio, don Tonino è stato formatore e appassionato curatore di vocazioni con l’impegno di tutto se stesso: innamorato della sua vocazione, sapeva fare innamorare gli altri della chiamata di Dio, mettendo ali alla sua vita quotidiana, sapendo leggere nei cuori, irradiando luce di fede e di carità con la sua semplice presenza, curando i rapporti personali senza mai massificare le relazioni, costruendo ponti di dialogo e di misericordia, ispirandosi sempre all’ideale della perfetta letizia. Afferrato da Cristo, faceva innamorare di Lui, invitando a non aver paura della forza esigente dell’amore:‘Non abbiate paura’ esortava i giovani ‘di innamorarvi adesso, di incantarvi adesso, di essere stupiti adesso, di entusiasmarvi adesso’. E quell’‘adesso’ don Tonino lo viveva e mostrava credibilmente in ogni istante».

“Con Cristo sulle strade del mondo”, a cura di Giancarlo Piccinni, è il secondo libro di cui si parlerà. Tema principale la missione che «per don Tonino, ma dovrebbe essere così per ogni cristiano, è parola-simbolo: parola che raccoglie, richiama e tiene insieme molte altre. Insomma, non è solo un vocabolo, ma è un vocabolario: cammino con Cristo sulle strade del mondo, transumanza, pensare globalmente e agire localmente, contare sugli ultimi, convivialità delle differenze, ricerca del volto del fratello», precisa il vescovo Vito Angiuli, nella prefazione del testo.

Si parla tanto di missione ai nostri giorni, come se fosse uno slogan del momento o una trovata pubblicitaria, svuotandola, spesso, del suo significato più autentico. Angiuli chiarisce che «missione, per don Tonino, non è parola innocua, ma parola libera e liberante, cresciuta come una fronda sempre verde sull’albero di un Vangelo, vissuto ‘sine glossa’; senza gli orpelli derivanti della carica istituzionale e le distanze imposte dal ruolo; senza un titolo di troppo che ingombri lo spazio e impedisca una comunicazione simpatica e fraterna». Il termine missione rappresenta ‘ciò che appartiene a Dio e indica ciò che è compito dell’uomo’. Una parola difficile, ‘scomoda’, ‘inattuale nella sua perenne attualità’. È, aggiunge monsignor Angiuli, una parola che «provoca e, come una spada a doppio taglio, penetra nella mente, e ferisce anche l’anima». Ma non solo: è anche parola che consola.

 

Manuela Marzo