di Julia Pastore

GALLIPOLI – La notte è lunga per i penitenti che attraversano la città incappucciati e, in molti, anche scalzi. Fa freddo, ma il silenzio e il rumore di un lamento simulato attraversa la città. I «Mai» o «Maimai» sono come i pappamusci di Francavilla, in ogni zona del sud Italia hanno un nome diverso, ma i loro simboli e riti sono gli stessi: sono credenti, che nella tradizione secolare, «lavano i loro peccati» attraverso la sofferenza di una lunga marcia e le penitenze. Le varie tappe della Passione di Cristo sono raffigurate in varie pesanti statue che un lunghissimo corteo trasporta per le vie della città con la banda al seguito. La marcia è lunghissima e stancante per chi partecipa. Anche nei paesi limitrofi succede la stessa cosa. Per esempio a Tuglie, ma lì non ci sono questi caratteristici incappucciati (come potete vedere dalle foto). A Gallipoli il silenzio è rotto dalle note della banda: tutte le principali vie di Gallipoli sono coinvolte.

C’è il sindaco Stefano Minerva, ma anche tante personalità politiche è imprenditoriali: la processione del Venerdì Santo è un rito secolare a cui nessuno rinuncia, nonostante l’umidità della sera. Ai lati delle strade la gente prega, osserva, si affaccia sull’uscio di casa. Gli incappucciati sono divisi per confraternite, come avviene in altri luoghi della Puglia e del sud Italia: nacquero nel Medio Evo. Si tratta di associazioni di credenti nate per manifestare il proprio impegno di espiazione per i peccati del mondo e di pacificazione sociale: i colori degli incappucciati variano a seconda delle diverse tradizioni. I primi confratelli e consorelle si vestirono di tonache di lino o juta, vesti semplici e povere.

La cappa che indossano i penitenti viene benedetta e consegnata con apposito rito: si tratta di un elemento simbolico di appartenenza alla Confraternita, di devozione, penitenza e invito a una vita migliore. C’è chi scalzo e incappucciato percorre la città per chiedere il perdono, la pace e la misericordia al Cristo che è morto e che presto risorgerà. La tradizione rivive, si rinfocola in questa notte del Venerdì Santo: il corteo nella notte prosegue tra devozione, riti medioevali e folklore. 

foto di Sofia Pastore

LA PROCESSIONE DEL SABATO E L’OMELIA

GALLIPOLI (LECCE) – Dopo la processione della notte, in mattinata i penitenti e i credenti salentini sono tornati in strada per la processione del sabato. “Questo è il giorno del grande silenzio ed oggi è difficile fare silenzio – ha spiegato monsignor Piero De Santis nell’omelia –  Ma senza di esso, non si può dare qualità alla vita. Il silenzio è un momento di riflessione sulla propria esistenza. Questa mattina è importante riconoscerlo e dire ad alta voce che il silenzio ci aiuta a prendere consapevolezza che, nonostante tutto, saremo sempre mendicanti di gioia vera, quella gioia che non si può avere neppure con il denaro, le proprietà o il successo, perché queste cose passano e la felicità così non la si raggiunge mai.
Siamo bisognosi di sorrisi veri, non di quelli che guardiamo con sospetto.
Quando una persona è importante, è importante sempre, altrimenti non lo è mai. Diamo ogni giorno importanza al Signore e in lui troveremo la verità. Dio ha amato così tanto il mondo, da dare il Figlio in sacrificio, perché chiunque abbia la gioia vera.”

foto di Sofia Pastore
foto di Sofia Pastore