Un’attesa  che fa commuovere, battere i cuori a tanti fedeli. Nel tardo pomeriggio di oggi,  giovedì 18 aprile, in tutte le nostre parrocchie sarà celebrata  la messa  in “Coena Domini”, la “Cena del Signore”.

L’ ‘Ultima Cena’ di  Gesù con i suoi  apostoli, prima dell’arresto e della condanna: una cena rappresentata con intensità toccante  di cromie da generazioni di pittori, cantata da armoniche voci.

Tutti e quattro i Vangeli riferiscono che avvicinandosi la Pasqua ebraica, Gesù affidò ad alcuni discepoli la preparazione del rituale, per una delle più solenni feste ebraiche. In quella notte si consumava l’ agnello e  il pane senza lievito,  ‘azymos’. Si narra.

L’ultima cena di Gesù  fu differente. E ha fatto la differenza per la nostra storia: non solo rispetto delle tradizioni, ma un dialogo del  maestro ai dodici da lui scelti, laddove accanto il ‘congedo’,  si delinea la  promessa e la consacrazione.

Soltanto il  Vangelo di Giovanni, nel capitolo 13, racconta il noto  episodio della lavanda dei piedi dove si legge: «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».

Ad un certo punto, Gesù si alzò da tavola e, deposte le vesti, prese un  asciugatoio e se lo cinse attorno alla vita. Poi, versata  dell’ acqua nel catino, con un gesto che destò stupore e smarrimento, perché degli schiavi e dei servi, lavò i piedi degli apostoli: lui il Maestro lavò con le sue mani piedi sporchi di fango, di polvere. 

La lavanda dei piedi, segno di ospitalità nel mondo antico, era  considerato un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso il marito, del figlio verso il padre. 

Gesù ,allora, diede l’esempio ‘spezzando’ l’anello di una lunga consuetudine.

Oggi, papa Francesco,  predica con l’esempio: inginocchiato davanti ai leader politici del Sud Sudan, ha baciato i loro piedi, chiedendo di rimanere, da fratelli, nella pace.  Di certo un gesto unico e storico per un pontefice. Inginocchiato lava i piedi dei carcerati, quest’quest’anno quelli di Velletri.

La lavanda dei piedi è quindi una delle più forti lezioni di Gesù. Significativa la risposta data a Simon Pietro dinanzi al rifiuto di farsi lavare i piedi dal suo maestro: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”, densa la carica simbolica dell’atto. E poi: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”.

La lavanda dei piedi ricorda che la vera forza non è nei  ruoli, nei ‘ segni del potere’ che ‘comandano’ sottomissione. La forza del cambiamento è nel ‘potere dei segni’ che semina amore.

Una delicata analisi ci è offerta dalla poesia ‘Sciuetìa Santa’ (Lavanda te lí píetí) di Carlo Vincenzo Greco. Dedicatata a padre Agostino Buccoliero, narra l’episodio con i timbri, i colori e il calore della nostra terra.

di Manuela Marzo

Sciuetia Santa

(Lavanda te li pieti) a Padre Agostino Buccoliero

 

Eccu ca lu Signore, ngenucchiatu,

e cu lu tamantile allu curdune,

sta bbae lavandu pieti a na duzzina

te apòstuli, cu fare catenzatu…

e dh’acqua te la brocca tantu chiara

è simbulu te vera perfezione.