F.Oli.

MELISSANO (Lecce) – Giunge al capolinea l’inchiesta sull’omicidio di Francesco Fasano, il 21enne di Melissano, ammazzato con un colpo di pistola in testa il 21 luglio scorso sulla provinciale per Ugento. Il procuratore aggiunto della Dda Gugliemo Cataldi, (che ha coordinato le indagini insieme ai sostituti Maria Vallefuoco e Stefania Mininni) ha fatto notificare un avviso di chiusa inchiesta ai presunti killer ed esponenti di un’associazione dedita allo spaccio inizialmente unita e compatta poi spaccata in due frange.

L’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai motivi abietti e futili connessi con il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti viene contestata a Daniele Manni, 40enne, di Casarano e ad Angelo Rizzo, di 24, residente a Melissano. Secondo la puntuale ricostruzione dei carabinieri del Nucleo Investigativo (agli ordini del maggiore Paolo Nichilo) insieme ai colleghi della Compagnia di Casarano (al comando del capitano Clemente Errico), Manni guidava l’auto con cui avrebbe raggiunto Fasano alla periferia di Melissano insieme ad Angelo Rizzo. Il 22enne venne ucciso con un solo colpo esploso da una pistola calibro 9 all’altezza delle tempia.

La prova dello stub venne eseguita a distanza di circa 8 ore dal delitto. L’accertamento per trovare residui di polvere da sparo sulla pelle e gli indumenti dei presunti sicari ha fornito un esito differente: positivo per Manni; negativo per Angelo Rizzo. Il solo Manni, con persone allo stato ancora da identificare, risponde anche del tentato omicidio sempre di Francesco Fasano (salvatosi miracolosamente in un primo agguato) e di Pietro Bevilacqua avvenuto la notte del 18 luglio scorso, prequel all’omicidio del giovane di Melissano, ucciso nell’ambito di un regolamento di conti tra due bande un tempo confederate in un unico sodalizio dedito alla vendita di cocaina e marijuana a Melissano e nel possesso di armi.

Tanto che i due presunti assassini devono difendersi anche dell’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti insieme ad altre otto persone: Pietro Bevilacqua, 33enne, di Melissano; Antonio Librando, 53 anni, di Melissano; Biagio Manni, 51, di Melissano; Luciano Manni, 67 anni, di Melissano; Maicol Andrea Manni, 28 anni, di Melissano, rispettivamente padre e fratello di Daniele; Luca Piscopiello, 38, di Melissano; Gianni Vantaggiato, 49enne, residente a Tonco (in provincia di Asti). Il sodalizio, così come ricostruito da investigatori e inquirenti, avrebbe rotto l’equilibrio spaccandosi in due fazioni: una frangia composta da Biagio Manni, Pietro Bevilacqua e il defunto Francesco Fasano insieme ad altri soggetti in corso di identificazione; e una seconda costola in cui sarebbero confluiti tutti gli altri indagati.

A cadere per terra fu il più giovane della consorteria. Ormai da tempo il clima era quello della resa dei conti tra le opposte fazioni per imporre la supremazia e il controllo dello spaccio. Biagio Manni e Pietro Bevilacqua, fiutando l’aria sempre più pesante, si allontanarono dai luoghi che frequentavano abitualmente trasferendosi nelle ore serali in un b&b di un paese vicino. Il solo Fasano, invece, avrebbe continuato a circolare in paese diventando una sorta di dead man walking e di fatto un bersaglio facile per i Manni. Il giovane cadde così in un’imboscata ucciso a bruciapelo con un colpo di pistola calibro 9 sparato all’altezza dell’arcata sopraccigliare sinistra così come accertato dopo un immediato sopralluogo dal medico legale Roberto Vaglio. Il giovane venne poi travolto da un’auto in corsa.

Gli indagati hanno ora venti giorni a propria disposizione per chiedere di essere interrogati o per produrre memorie difensive assistiti dagli avvocati Mario Coppola; Stefano Pati; Attilio Nassisi; Mario Ciardo; Francesco Fasano; Ladislao Massari; Antonio Savoia; Francesca Conte; Silvio Caroli e Biagio Palamà. I genitori e la sorella di Francesco Fasano, invece, sono rappresentati dagli avvocati Luigi Corvaglia e Claudio Miggiano.