F.Oli.

MAGLIE (Lecce) – Era effettivamente nel circondario di Maglie il professore di scuole medie, ora in pensione, nel periodo in cui si sarebbero verificate le presunte violenze ai danni di una sua studentessa? Per sciogliere il rebus saranno necessarie le nuove indagini disposte dal gip Giovanni Gallo, a margine dell’udienza preliminare di oggi. È stato lo stesso pm Stefania Mininni a chiedere un supplemento d’indagine sulla scorta delle investigazioni difensive condotte dall’investigatore dell’agenzia Salerno Investigazione di Sangiorgio del Sannio per conto degli avvocati Fabrizio Ruggeri e Daniele De Matteis, difensori del professore.

I legali, già nel corso delle indagini, avevano presentato una serie di ricevute e scontrini con cui attestavano la lunga permanenza dell’insegnante a Reggio Emilia. Un soggiorno per accompagnare il figlio per motivi di lavoro proprio nei mesi in cui si sarebbero verificati i fatti: dal dicembre 2015 al settembre 2016. E per verificare la veridicità della documentazione difensiva il gup ha chiesto alla Questura di Reggio Emilia di produrre l’attestazione delle presenza del professore in quel periodo nella città emiliana (per stabilire la fondatezza delle accuse a carico dell’imputato). L’udienza è stata aggiornata al 2 ottobre.

Gli episodi, finiti all’attenzione della Procura, non si sarebbero verificati tra i banchi o nei corridoi di un Istituto. Sarebbero avvenuti in casa dell’insegnante e all’interno di un bar. La vicenda, sempre più ammantata da una cortina di dubbi alla luce dei nuovi risvolti, è venuta a galla dopo le rivelazioni della ragazza (all’epoca dei fatti di neppure 18 anni e residente in un comune nei dintorni di Maglie) via chat su WhatsApp ad un amico. Che l’ha spinta a parlare con i servizi sociali. Da lì è partita un’indagine inizialmente a carico di ignoti.

La giovane ha raccontato gli abusi subiti. Palpeggiamenti, toccatine, ma anche rapporti sessuali completi. Studentessa ed ex professore si sarebbero incontrati, a distanza di tempo, dopo gli anni di scuola. La minore, secondo quanto ricostruito, ha contattato l’ex professore per chiedere spiegazioni su alcune attenzioni morbose che l’insegnate le avrebbe riservato a scuola. E avrebbe così iniziato a frequentare l’abitazione del docente. Nel dicembre del 2015 il professore avrebbe costretto la sua ex alunna a stendersi sul letto e, dopo averle legato i polsi con una fascetta di plastica, l’avrebbe costretta a consumare rapporti sessuali completi. Poi persino a ballare nuda.

Le scene di violenza sarebbero finite anche nella memoria di una macchinetta fotografica. Sempre in casa dell’uomo – questi ultimi fatti si collocano nel gennaio del 2016 – la ragazza sarebbe stata nuovamente violentata. Un ulteriore episodio, invece, si sarebbe consumato nel bagno di un bar dove l’insegnate e la ex studentessa si sarebbero incontrati per caso. Anche in questa circostanza la giovane sarebbe stata avvicinata con la forza e violentata.

Nel corso delle indagini la persona offesa (parte civile con i propri genitori tramite l’avvocato Cristiano Solinas) è stata sentita con la forma protetta dell’incidente probatorio. Davanti al gip Cinzia Vergine e al sostituto procuratore Stefania Mininni la ragazza confermò gli abusi. Sulla veridicità della sua ricostruzione, però, ora incombono nuove indagini.