F.Oli.

TAVIANO (Lecce) – Poco più di 90 anni di carcere sono stati invocati per i presunti componenti di un’associazione che avrebbe spacciato cocaina a Gallipoli, Taviano, Matino, Alezio e paesi limitrofi smantellata il 17 settembre dello scorso anno con l’operazione “Amici Miei”. Nel processo che si sta celebrando in abbreviato il procuratore aggiunto della Dda Guglielmo Cataldi ha formalizzato le richieste di condanna: 18 anni a Saimir Sejidini, 27enne, nato in Albania, detto “Sem”, ritenuto leader del gruppo; 12 anni a Vincenzo De Matteis, 42enne, residente a Taviano, condannato per l’omicidio di Luciano Stefanelli ucciso a colpi di kalashnikov il 17 luglio del 1995 nel centro di Taviano.

Dodici anni sono stati sollecitati anche per Pasquale Di Battista, 32enne, nato in Germania e residente sempre nella marina tavianese; Gilberto Perrone, 22enne, nato a Gallipoli e residente a Taviano; Enri Shehaj, 25enne, albanese, residente a Rutigliano e Roxhers Nebiu, 27enne, originario sempre nel pese delle Aquile ma residente a Melissano; 9 anni per Luca Di Battista, 26enne, nato a Terlizzi (Bari) e residente a Mancaversa; 5 anni a Danel Gjoci, 20enne, di origini albanesi così come al connazionale Klodian Shehaj, di 36 anni, entrambi residenti a Taviano, per i quali è caduta l’accusa dell’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con il primo libero e il secondo sottoposto al solo obbligo di presentazione alla pg.

La posizione di Domenico Scala, 21enne, residente a Racale, è stata stralciata al 12 giugno (giorno in cui il gup Sergio Tosi dovrebbe emettere la sentenza) perché non è stato possibile il trasferimento dal carcere in Tribunale. Dopo la richiesta della Procura la sua posizione sarà riunita con quella degli altri imputati. Infine Rapush Tafa, 25enne, albanese, inizialmente latitante, sarà giudicato con il rito ordinario a partire dal 4 dicembre prossimo davanti ai giudici della prima sezione penale.

Le indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Gallipoli (al comando del capitano Francesco Battaglia), dall’ottobre del 2016 fino al giugno del 2017, hanno accertato una sessantina di cessioni di stupefacenti. Le modalità di vendita utilizzate erano soprattutto quelle del “Drug&drive”: dosi e soldi venivano scambiati dai finestrini di due auto accostate in luoghi isolati.

Le conversazioni intercettate non lasciavano dubbi sul contenuto dei colloqui: il termine “vagnona” (ragazza) indicava la cocaina allo stato grezzo, mentre “birre”, “giocatori” e “amici” (che ha dato il nome all’operazione) le dosi dello stupefacente. Un gruppo estremamente soldi che avrebbe accumulato ingenti profitti tanto che il gip Simona Panzera, nell’ordinanza, parlava di una vera e propria “impresa criminale”.

A difendere gli imputati, gli avvocati Stefano Stefanelli; Francesca Conte; Biagio Palamà; Pomeo Demitri; Angelo Ninni e Laura Serafino.