F.Oli.

LECCE La Corte d’appello spazza via la condanna a due anni di reclusione inflitta in primo grado a due noti imprenditori leccesi accusati di una maxi appropriazione per oltre un milione e mezzo di euro dalle casse dell’azienda Saca. Assoluzione nel merito (per non aver commesso il fatto) per Fabrizio Indraccolo, 63 anni, figlio del noto avvocato Marcello, uno dei soci della società insieme ai fratelli; non doversi procedere per intervenuta prescrizione per Francesco Lanzilao, di 53 anni, succeduto a Indraccolo nella carica di amministratore unico della società nel gennaio del 2009. Entrambi gli imputati erano accusati di concorso in appropriazione indebita aggravata per la rilevanza del danno e l’abuso di qualità. Nei confronti del solo Lanzilao il risarcimento del danno in favore dei fratelli Maurizio ed Emma Indraccolo (difesi rispettivamente dagli avvocati Alberto Erroi e Cristiano Solinas) è stato ridotto a 200mila euro a fronte dei 300 disposti nel processo di primo grado.

La Saca venne fondata nel 1934 da imprenditori privati per fornire assistenza tecnica e logistica alla Compagnia Aerea Ala che, in quegli anni, iniziava ad avviare i collegamenti con Grecia e Turchia da Brindisi, operando così nei settori delle aereo strutture, delle costruzioni di motori e della manutenzione di velivoli e motori militari. L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Donatina Buffelli, ha preso le mosse con la denuncia presentata da Maurizio Indraccolo, fratello di Fabrizio, e socio insieme con altri familiari della “Saca Costruzioni aeronavali sas di Indraccolo Marcello & C”. Le indagini sono state condotte dagli ufficiali della Guardia di Finanza della Sezione di polizia giudiziaria presso la Procura, diretti dal colonnello Francesco Mazzotta. Nel 2008 la Saca aveva chiuso un accordo transattivo con il Ministero della Difesa ricevendo circa 4 milioni e 700mila euro. Una parte di questa somma è stata divisa tra i soci a titolo di dividendi. La residua somma, pari a un milione e 500mila euro, era stata accantonata per pagare le tasse e le ritenute d’acconto sugli utili.

Nel 2009 Lanzilao si sarebbe proposto di acquistare la società con un progetto ambizioso: realizzare un impianto industriale nel settore delle apparecchiature elettroniche e di sistemi di navigazione aero-navale. Da giugno fino ad ottobre Lanzilao avrebbe portato all’incasso “a singhiozzo” 31 assegni consegnati direttamente da Indraccolo depositando i titoli in parte sul conto corrente della società e i rimanenti su due conti aperti appositamente. Di fatto, però, i soci avrebbero poi scoperto che le tasse non sarebbero mai state pagate da Lanzilao una volta diventato amministratore. Non appena avrebbe portato all’incasso tutti gli assegni Lanzilao avrebbe messo in liquidazione la società poi cancellata.

Nel corso dell’istruttoria di primo grado, Lanzilao è stato sentito e ha ribadito di aver acquistato la società perché aveva un progetto. Inoltre, a suo dire, i fratelli Indraccolo gli avrebbero promesso di trasferirgli alcuni terreni di proprietà nonostante non fosse stato mai presentato un impegno scritto. Indraccolo era difeso da Fritz Massa. Il legale ha dimostrato come le somme erano state prelevate da Lanzilao (fatto accertato). Nel contempo non si poteva sostenere che le somme in questione fossero state prelevate con la complicità di Indraccolo (contestazione totalmente sfornita di qualsiasi straccio di prova). Nel collegio difensivo era presente anche l’avvocato Paolo Spalluto.