di F.Oli. 

LECCE – Due indagati per le minacce di morte ai danni di Piero Scatigna, il teste chiave, nel processo sulle case popolari sentito nella giornata di lunedì nell’aula bunker del carcere di Borgo “San Nicola”. Nel registro degli indagati – con l’ipotesi di reato di minacce aggravate – i pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci hanno iscritto due nomi, tra cui il del fratello di uno degli imputati finito alla sbarra.

Secondo quanto emerso nel corso dell’esame e controesame del superteste, la ex compagna di Scatigna sarebbe stata avvicinata e intimata con frasi del genere: “Non ce l’ho con te ma con il tuo ex, ormai è un uomo finito per colpa sua mio fratello rischia 6 anni di carcere”. Tentativi per far ritrattare il testimone alla vigilia dell’udienza del 13 maggio poi rinviata.

Scatigna ha ribadito i nomi dei suoi aggressori: Nicola Pinto, 31 anni, Andrea Santoro, di 27; Giuseppe Nicoletti, e il figlio Umberto, di 41. Il teste ha poi confessato di essere stato costretto ad abbandonare l’Italia per un anno e mezzo per paura di subire ritorsioni dopo aver denunciato il malaffare.

L’ex compagna di Scatigna, Sabrina Rucco, sarà sentita in aula il 26 giugno quando saranno acquisite le dichiarazioni anche della dirigente dello Iacp Sandra Zappatore; del funzionario del Comune Francesco Goffredo; di Anna Maria Perulli, in veste di dirigente dell’Ufficio Casa; di Paolo Quarta; Loredana Giordano e Romina Chiriatti.