SQUINZANO (Lecce) – Nei giorni scorsi si è celebrata l’udienza preliminare a carico di A.B., il collaboratore scolastico di Squinzano, accusato di violenza sessuale su un’allieva di un istituto superiore. Dopo la costituzione delle parti la difesa dell’avvocato (l’avvocato Paolo Spalluto) ha eccepito la nullità del decreto di fissazione dell’udienza preliminare.

All’esito della notifica dell’atto di conclusione delle indagini, infatti, l’imputato aveva depositato memoria difensiva con la quale eccepiva la singolarità della condotta della persona offesa che pur essendo stata presuntivamente molestata una prima volta in ascensore nella stessa giornata risaliva in ascensore con lo stesso bidello. La norma in questione (415 bis cpp) impone che entro 20 giorni l’indagato possa chiedere di essere interrogato.  L’imputato lo ha fatto ma molti giorni dopo.

La difesa ha dimostrato che quel termine non é perentorio e che anche dopo decorsi i 20 giorni possono essere rivolte memorie ed istanze al pm anche (come nel caso in questione) non depositandole in cancelleria ma spedendole a mezzo posta così come sanciscono recenti orientamenti della Corte di Cassazione. Il gup, accogliendo la tesi difensiva, ha dichiarato la nullità degli atti che sono stati ritrasmessi al pm perché reiteri la richiesta di conclusione di indagini e svolga l’interrogatorio. Il processo ripartirà da zero.

Sempre nei giorni scorsi si è tenuta l’udienza dinanzi al gup Edoardo D’Ambrosio a carico di M.M. in cui A.B. risulta persona offesa. La richiesta di patteggiamento (concordata dal pm che ha svolto le indagini, la dottoressa Stefania Mininni con il difensore dell’imputato, l’avvocato Fiorindina De Carlo)  sono stati richiesti mesi 6 di reclusione indicando solo 40 giorni di prognosi.

L’avvocato Paolo Spalluto, depositando apposita memoria ha dedotto come l’art. 444 comma 2 c.p.p. riconosce all’interprete un potere di controllo e di giudizio, finalizzato a verificare la correttezza della “cornice giuridica”, la congruità della pena e l’insussistenza delle condizioni per il proscioglimento dell’articolo 129 codice di procedura penale anche su sollecitazione della costituita parte civile ed ha chiesto al gup di rigettare la richiesta di patteggiamento per incongruità della pena e per non corretta qualificazione giuridica dei fatti.

Ha precisato che dagli atti risulta una memoria difensiva scritta (corredata di documentazione medica tutta di struttura pubblica riguardanti le gravi lesioni di A.B.) depositata il 9 novembre 2018 con la quale è stato chiarito che la guarigione è avvenuta in sette mesi (non 40 giorni) e che lo stesso subiva fratture di entrambi gli avambracci destro e sinistro e ferite ricucite con ben 180 punti di sutura; che gli stessi carabinieri avevano chiesto per M.M. la misura cautelare personale. Inoltre risulta addirittura una richiesta di decreto penale di condanna che risulta offensiva per la tutela della parte lesa. Il gup ha, perciò, rinviato l’udienza al 12 luglio per esaminare le eccezioni dell’avvocato Paolo Spalluto e decidere anche in merito alla corretta qualificazione giuridica.

L’avvocato ha dichiarato che la esiguità della pena (addirittura la ipotesi di definire con un decreto penale di condanna) per lesioni gravissime con 180 punti di sutura e sei mesi di guarigione mortifica la parte civile e sembra quasi giustificare una vendetta privata davanti ad un reato di presunti atti sessualmente molesti (un bacio sulla bocca e dei toccamenti nelle zone intime) tutti da dimostrare. Non può e non deve passare l’idea che il cittadino possa farsi giustizia da sé. E la giustizia è tale quando, accertate con rigore le responsabilità degli uni e degli altri, con altrettanto rigore vengano comminate pene commisurate alla gravità dei fatti subiti.