L’ex deputato socialista Biagio Marzo, politologo, oggi presidente del Conservatorio di Lecce, è stato il relatore del libro su Forza Italia presentato a Cavallino: in questo pezzo fa un’analisi del ruolo di Forza Italia sullo scacchiere nazionale e delle mosse berlusconiane. 

Coup de théâtre: Silvio Berlusconi ha nominato Mara Carfagna e Giovanni Toti alla guida di Forza Italia sino al Congresso.

Un bicefalismo perfetto: un uomo e una donna, uno del Nord e l’altra del Sud, con la presentazione di due mozioni politiche che si confronteranno al congresso. Alle viste, le primarie di cui il Cavaliere non ha mai voluto sentirne parlare neanche sotto tortura.

Il tanto odiato Toti che aveva trascinato Berlusconi in numerose querelle sulla sorte di FI, contro la volontà di questi e prossimo alla scissione, ha cambiato spalla al suo fucile, nel momento in cui è stato nominato coordinatore di FI. Come dire, ha seppellito lascia di guerra, per ora.

Il Cav ci aveva abituato a sortite imprevedibili e questa è l’ultima di una lunga serie, stavolta, però, ha dovuto ingoiare il rospo Toti, per salvare il salvabile, altrimenti avrebbe subito una ennesima frattura dentro il suo partito.

Ci sono state tante fuoruscite di esponenti di FI che non basterebbero le dita delle due mani. A memoria, le ultime più significative sono statequelle di Alfano, Scagliola, Verdini, Fitto e si stava apprestando Toti, a seguirle a distanza.

Per ora, tutto è rientrato e, comunque sia, è stato rimandato alle assise autunnale, che saranno di conta.

Da tempo, il presidente della Liguria è stato il “figlio ribelle”, che ha detto la sua in tutte le lingue contro Forza Italia e il suo fondatore, pur tuttavia, ha accettato la proposta di rientrare in FI, comportandosi come il figliol prodigo della parabola di Gesù. Figlio perso e padre misericordioso, che gli dona sul piatto d’argento la nomina di coordinatore in coppia con la Carfaglia.

Happy the end, diciamo.

Il problema non è, per Carfagna e Toti, la nomina che potrà acquietare gli animi, ma la visione politica divergente che ha lei da lui e viceversa.

La prima portatrice di una linea autonomista rispetto alla Lega, il secondo vuole una alleanza organica con il partito di Salvini. Resta il fatto che queste due posizioni sono impersonate dallo zigzagare del Cav. E proprio questo suo zigzagare ha portato ai minimi termini FI.

Nel disegno totiano, FI dovrebbe, da un lato, essere rifondata, dall’altro, cambiare persino il nome, così da rappresentare un partito nuovo di zecca, con una peculiarità fortemente liberale alleata della Lega, priva di questa cultura.

Al contrario, Mara Carfagna porta avanti la politica delle mani libere, senza alcun dubbio, contraria com’è al sovranismo in salsa salviniana e a quello autoctono della Meloni.

Una bella sfida tra Carfagna e Toti, ma come sempre l’ago della bilancia sarà Berlusconi.

In quest’ultimi anni, non è che ne abbia azzeccate molte di occasioni politiche, prova ne sia che il partito è in condizioni residuali. Ad esempio, la rottura del patto del Nazareno ha pesato assai sia sul suo declino sia su quello di Renzi.                

                                                            Biagio Marzo