F.Oli.

CASTRIGNANO DEL CAPO (Lecce) – Avrebbe negato il pass ad un disabile e con l’accusa di abuso d’ufficio F.M., presidente della Commissione medica di Tricase per l’accertamento dello stato di invalidità, è finito sotto processo. L’accusa: abuso d’ufficio. A disporre il rinvio a giudizio, nella giornata di ieri, è stato il gup Giulia Proto a margine dell’udienza preliminare. In aula l’imputato, un medico, di 64 anni, originario di Castrignano del Capo, dovrà presentarsi il 10 ottobre prossimo davanti ai giudici della seconda sezione collegiale. E in aula sarà presente anche la persona offesa, ossia colui che si sarebbe visto negare il pass: A.S., un avvocato di 43 anni, assistito dagli avvocati Giandomenico Daniele e Raffaele Zocco che si sono riservati di quantificare nel corso della causa la quantificazione del danno.

A mettere in moto l’indagine (passata da una prima richiesta di archiviazione ad un’imputazione coatta del gup Edoardo D’Ambrosio in accoglimento dell’opposizione della parte lesa) era stato proprio l’avvocato. Per vent’anni, a causa di una protesi dopo l’amputazione della gamba sinistra, il professionista aveva beneficiato del pass per il parcheggio per i portatori di handicap. In seguito all’ultima visita, nel novembre del 2016, la commissione si era però opposta alla concessione. Secondo i componenti, ascoltati nel corso delle indagini, il permesso non era stato rinnovato per via di una delibera regionale del 2014 che prevede il rilascio solo in caso di deambulazione impedita o gravemente ridotta. Eppure la corposa  documentazione presentata dall’avvocato attestava come il deficit fosse ben evidente e notevole. Una patologia da cui non sarebbe potuto mai migliorare se non peggiorare.

A rimescolare le carte è stata un’ordinanza del giudice del Lavoro del 10 agosto del 2018 che ha ravvisato la sussistenza delle condizioni di legge per il rilascio del contrassegno. Il giudice ordinò al Comune di Tricase il rilascio del contrassegno a distanza di quasi due anni dal niet arrivato dalla Commissione presieduta da F.M. Per due anni, però, l’avvocato non avrebbe beneficiato di un pass che, a suo dire, gli spettava di diritto.

Per la difesa (rappresentata dall’avvocato Amilcare Tana), al di là se la la decisione si debba ritenere sbagliata, non sarebbe stata adottata per alcun interesse personale e neppure frutto di astio nei confronti del richiedente. Di base sarebbe mancato il dolo, elemento essenziale per configurare il reato di abuso d’ufficio. Una linea difensiva che, ora, verrà riproposta con l’inizio del processo in cui il Presidente potrà dimostrare la correttezza del proprio operato.