Attraverso la poesia si conoscono l’uomo, le sue fragilità, la forza, l’umanità e proprio così accade leggendo la silloge “Io cerco un volto” di Santo Landolfo. Un libro, un diario, momenti di “confessioni” di incontro, colloquio con se stesso. È intimo. Testimonia la verità, il volto, la ricerca continua talvolta esasperante dell’autenticità che sembra ritrovare nel volto dell’amata moglie, di se stesso. Non ci sono maschere né finzioni. Occorre aggirarsi piano ed evitando rumori molesti e senza calzari nel libro-casa di Santo Landolfo. Chi legge le sue liriche infatti, è come se facesse ingresso nella sua “casa”, nel suo mondo: l’anima. Bisogna porre attenzione!

Le parole verità, ricordo, silenzio, solitudine, dialogo si intrecciano e tracciano il percorso di un’esistenza; non si può negare di imbattersi nel dolore, nella sofferenza, no, ma l’autore non contempla mai la dissoluzione, l’annientamento, la distruzione. Ecco la grandezza. Il dolore per la perdita della giovane moglie muta in ricordo, in speranza e nel silenzio emerge quel sentimento vitale che Camus chiama “nostalgia”: è il pensiero di un uomo, non è rimpianto o malinconia, ma ricordo di innocenza e desiderio di unità con il mondo e gli esseri che si amano. È Santo Landolfo ama, ha amato ed è manifesto in “Io cerco un volto”, così come il desiderio di incontro, di comunicare, di dialogo il cui concetto rimanda a Buber, il quale sostiene come il dialogo non sia solo l’incontro fra me e l’altro, ma anche l’unità con il mondo e con il divino. Questo carattere sacro è presente nel libro che contiene versi, pensieri e fa venire in mente lo “Zibaldone di pensieri” di Leopardi; non solo, si ritrova quella stessa intimità, contemplazione delle “Confessioni” di S. Agostino.

La nostalgia dunque, è l’esperienza continua dell’essere umano che vive ed è costretto sempre a dire addio a qualcosa, a prendere commiato da un luogo, da un volto, da una parte di sé: “Solitario il mio cuore / ascolta il tuo silenzio. / È alito di vento / il tuo respiro …/ Il buio che mi guarda / è il mio tormento” (p. 44). Il tormento costante del ricordo muta nella ricerca del volto: “È appena notte / busso alla tua porta / nel mio vagare / quasi un dormiveglia… / Cerco il tuo volto…” (p. 28).

La nostalgia diviene speranza e infatti, scrive Santo Landolfo: “Non lasciarti rubare la speranza” (p. 81), sembra dirlo a se stesso oltre ad essere un incoraggiamento per chiunque incontri le sue parole; e attraverso la nostalgia, la speranza, la ricerca continua di sé e dell’altro, vive, tutto vive, anche la solitudine le è compagna fedele, non incombe e tutto infine, sembra ritornare alla compiutezza nella circolarità. L’essere teleologico e dialogico sono compresenze nella circolarità dialettica che è la vita nell’individualità: il volto, io, la donna convergono poi nella totalità e nell’universalità della vita, “nella vita più che vita” e sempre “più vita”.

E così, in tale circolarità che la vita si risolve senza mai dissolversi, senza mai concludersi: “L’Amore non finisce / è Verità / è acqua nel deserto / che disseta e piange… / Oltre le nubi è vita…” (p. 49). Leggendo “Io cerco un volto” di Santo Landolfo non solo si comprende quanto la vita sia meravigliosa, ma anche e questo è singolare la capacità di darne un senso, un significato, proprio come ha saputo fare Santo Landolfo con la sua pacatezza, la sua forza, la sua dolcezza, l’umanità di uomo-poeta. L’uno non può né deve escludere l’altro, altrimenti – direbbe Dario Bellezza – è altro, è finzione, e non ci interessa. Infine, ma non alla fine, la Vita e la sua bellezza sono raffigurate nel dipinto della natura incontaminata di Alessandra Landolfo che campeggia nella copertina di “Io cerco un volto”.

Inoltre, la stesura e la pubblicazione del libro sono stati curati dalla Banca di Credito Cooperativo di Leverano e dall’Almanacco leveranese con il patrocinio del Comune di Leverano. Insieme per la poesia!

Alessandra Peluso