F.Oli.

LECCE – Si presenta in Tribunale con una grossa pietra custodita in una borsa come prova testimoniale nel processo in cui era chiamato a deporre. Singolare e grottesca scena questa mattina poco dopo le 12 nel Palazzo di Giustizia di viale De Pietro. Davanti al giudice monocratico Maria Paola Sanghez si stava celebrando il processo a carico di un ispettore di polizia finito sul banco degli imputati per aver esploso in aria un colpo con la pistola d’ordinanza per difendere proprio il teste da un’aggressione.

L’uomo, sulla settantina, dopo aver superato i varchi di accesso, ha raggiunto una delle aule in cui si svolgono i processi al piano terra del Palazzo di Giustizia. Ha atteso il suo turno e quando è stato chiamato per fornire la sua testimonianza nel corso della deposizione ha aperto la borsa che aveva con sé ed esibito un grosso masso. Una pietra, a  suo dire, che un uomo gli avrebbe scagliato contro all’ingresso di casa e che, come riferito in aula, è riuscito a schivare.

Una scena avvenuta tra lo stupore generale. Ma il teste si è limitato a esibirla per avvalorare la credibilità della sua testimonianza. Le sue erano intenzioni pacifiche per quanto il modo sia censurabile. Poi, una volta terminata la sua deposizione, con estrema professionalità è stato avvicinato all’uscita dall’aula dai carabinieri in servizio presso il Tribunale. I militari, guidati dal luogotenente Alberto Anania, hanno provveduto a identificare l’uomo che ai carabinieri ha spiegato il perché su quella pietra portata in Tribunale ed esibita in aula davanti a giudici, cancellieri e parti interessate nel processo.

L’episodio, in sé, rimpolpa la casistica dei casi singolari che non di rado si verificano in Tribunale. Ma lascia qualche perplessità sul sistema di sicurezza che, questa mattina, non è stato impeccabile (per utilizzare un eufemismo) al netto dell’impegno e della professionalità degli addetti al servizio che, soprattutto nelle ore di punta, registrano decine e decine di ingressi.