F.Oli.

TAVIANO (Lecce) – Si chiude con dieci condanne e il riconoscimento dell’attenuante dell’associazione di lieve entità il processo a carico dei presunti componenti di un’associazione che avrebbe spacciato cocaina a Gallipoli, Taviano, Matino, Alezio e paesi limitrofi smantellata il 17 settembre dello scorso anno con l’operazione “Amici Miei”. Il gup Sergio Tosi ha condannato a 12 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione a Saimir Sejidini, 27enne, nato in Albania, detto “Sem”, ritenuto leader del gruppo, (a fronte di una richiesta di 18 anni invocata dal procuratore aggiunto della Dda Guglielmo Cataldi); 6 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione per Vincenzo De Matteis, 42enne, residente a Taviano, (12 anni), condannato per l’omicidio di Luciano Stefanelli ucciso a colpi di kalashnikov il 17 luglio del 1995 nel centro di Taviano; 7 anni sono stati inflitti a Domenico Scala, 21enne, residente a Racale.

Cinque anni, 6 mesi e 10 giorni di reclusione per Pasquale Di Battista, 32enne, nato in Germania e residente sempre nella marina tavianese, (12 anni); 5 anni e 4 mesi per Luca Di Battista, 26enne, nato a Terlizzi (Bari) e residente a Mancaversa, (9 anni); 4 anni, 2 mesi e 10 giorni a Enri Shehaj, 25enne, albanese, residente a Rutigliano, (12 anni), difeso dall’avvocato Francesca Conte; 3 anni, 5 mesi e 10 giorni a Gilberto Perrone, 22enne, nato a Gallipoli e residente a Taviano, (12 anni).

Tre anni a Roxhers Nebiu, 27enne, originario sempre nel pese delle Aquile ma residente a Melissano, difeso dall’avvocato Angelo Ninni, per il quale la Procura aveva invocato 12 anni; 1 anno e 1300 euro di multa a Klodian Shehaj, di 36 anni; 8 mesi e 1200 euro di multa al connazionale Danel Gjoci, 20enne, di origini albanesi, (5 anni), entrambi residenti a Taviano. Per entrambi era già caduta l’accusa dell’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con il primo libero e il secondo sottoposto al solo obbligo di presentazione alla pg. Nel dispositivo il giudice riconosce l’attenuante della lieve entità relativamente alle ipotesi di spaccio. Rapush Tafa, 25enne, albanese, inizialmente latitante, sarà giudicato con il rito ordinario a partire dal 4 dicembre prossimo davanti ai giudici della prima sezione penale.

Le indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Gallipoli (al comando del capitano Francesco Battaglia), dall’ottobre del 2016 fino al giugno del 2017, hanno accertato una sessantina di cessioni di stupefacenti. Le modalità di vendita utilizzate erano soprattutto quelle del “Drug&drive”: dosi e soldi venivano scambiati dai finestrini di due auto accostate in luoghi isolati.

Le conversazioni intercettate non lasciavano dubbi sul contenuto dei colloqui: il termine “vagnona” (ragazza) indicava la cocaina allo stato grezzo, mentre “birre”, “giocatori” e “amici” (che ha dato il nome all’operazione) le dosi dello stupefacente. Un gruppo estremamente soldi che avrebbe accumulato ingenti profitti tanto che il gip Simona Panzera, nell’ordinanza, parlava di una vera e propria “impresa criminale”.

Il collegio difensivo era completato dagli avvocati Stefano Stefanelli; Biagio Palamà; Pomeo Demitri e Laura Serafino. Novanta giorni per il deposito delle motivazioni.