F.Oli.

CARMIANO (Lecce) – Aveva trascinato un amico sul banco degli imputati accusandolo di essere stata costretta a subire rapporti sessuali contro la sua volontà da cui sarebbe rimasta persino incinta e costretta ad abortire. Il processo, però, ha smontato l’impianto accusatorio e L.S., 44enne di Carmiano, è stato assolto con formula piena (perché il fatto non sussiste) al termine del processo che si è celebrato davanti ai giudici della seconda sezione del Tribunale di Bologna.

La storia, infatti, si sarebbe consumata proprio nel capoluogo felsineo. Ma la vicenda inizia nel Salento. Nel paese di origine dei due. Nel 2008 S.L. conosce una compaesana. I due  instaurano una relazione sentimentale che dura ininterrottamente fino all’agosto 2009. In questo periodo la coppia convive a Carmiano nell’abitazione dell’uomo. Fino a quando S.L. non decide di interrompere il rapporto.

La donna, nel frattempo, si trasferisce a Bologna dove viene raggiunta dall’ex compagno nel tentativo di riallacciare quel rapporto sentimentale bruscamente interrotto fino al loro trasferimento in una stanza presa in affitto.

Con una denuncia/querela depositata nel settembre del 2009 integrate da altre due denunce la donna dà impulso all’attività di indagine sostenendo di essere stata continuamente minacciata e costretta a subire violenze sessuali a causa delle quali restava incinta e costretta ad abortire in data con un intervento effettuato presso l’Ospedale Maggiore di Bologna.

Sulla scorta delle indagini il gup del Tribunale di Bologna, Grazia Nart, ha disposto il rinvio a giudizio di S.L. che non si è avvalso di riti alternativi. Dall’istruttoria dibattimentale, soprattutto in fase di controesame della parte offesa costituitasi parte civile con l’avvocato Antonio Arnesano, sono emerse numerose contraddizioni che messe in risalto dalla difesa hanno minato l’attendibilità del racconto della donna ed inficiato, totalmente, l’apparato accusatorio con conseguente sentenza di assoluzione per “il fatto non sussiste” emessa dal Tribunale di Bologna.

Tra le altre emerse in fase di istruttoria dibattimentale, la circostanza che ha destato ulteriore perplessità sulla veridicità del racconto è stata quella, emersa solo con l’istruttoria, relativa ad un rapporto di “frequentazione” che la donna, durante la convivenza con S.L., aveva instaurato con un altro uomo. A difendere l’imputato, gli avvocati Arturo e Carlo Balzani.