ROMA – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dà qualche altro giorno ai partiti per riflettere: martedì partiranno le nuove consultazioni. Il Pd mette i paletti, il Movimento 5 Stelle pure. Nessuno vuole andare al voto e nessuno vuole rinunciare ai propri cavalli di battaglia, ma Mattarella oggi ha ricordato che non si può andare al voto a cuor leggere in una fase così delicata. Per scongiurare l’aumento dell’IVA e altri problemi è necessario, secondo il Capo dello Stato, esperire ogni tentativo possibile. Intanto gli alleati di centrodestra (F.I. e Forza Italia) si sono allineati al Salvini pensiero: chiedono elezioni subito se non si può fare un governo di centrodestra in linea con le indicazioni che gli elettori hanno dato alle europee.

In Puglia c’è grande attesa, perché le elezioni politiche di andrebbero a innestare su una campagna elettorale per le regionali già in corso.

Antonella Laricchia posta il discorso di Di Maio: “I cittadini che ci hanno votato il 4 marzo, l’hanno fatto per cambiare l’Italia non il Movimento e penso anche che il coraggio non è di chi scappa ma chi prova fino in fondo a cambiare le cose, anche sbagliando con sacrificio e provando a fare le cose”. L’ha detto il leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio, al termine delle consultazioni con il presidente della Repubblica.

Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, è pessimista: “Le dichiarazioni odierne di Zingaretti dopo l’incontro con il Presidente Mattarella – che riprendono il contenuto del documento votato ieri in direzione – confermano le difficoltà di un accordo con il M5S, oltre auspici e ottimismi.
Adesione piena alla UE e ripensamento politiche immigrazione (dopo approvazione sul decreto sicurezza e rivendicazione convinta delle scelte compiute dal premier Conte in Senato martedì) potrebbero a loro volta essere considerati punti non accoglibili da Grillo&Casaleggio in ragione di un propria coerenza. L’orizzonte di un governo politico di legislatura resta lontano.
perché come ha scritto oggi lucidamente Ainis: ‘quando due eserciti di sparano addosso da anni nemmeno San Francesco saprebbe unirli in un matrimonio repentino. per dimenticare serve tempo ma stavolta di tempo non ce n’è’.

Interviene anche il coordinatore di Voce Popolare, Gigi De Leo: “Che sia comune a molti italiani la soddisfazione per la fine del Governo Giallo-Verde è fuor di dubbio, ma fare un plauso al discorso del Presidente del Consiglio dei Ministri nel considerarlo una lezione di diritto costituzionale, implica coraggio.
Il J’accuse del Presidente Conte, all’indirizzo del suo vice Matteo Salvini, è stato di cattivo gusto ed è servito ad ingraziarsi la maggioranza del Senato, non essendo certamente qualificabile come discorso di uomo di Stato; piuttosto, a mio giudizio, si è trattato di un penoso tentativo di autoassolversi dal fallimento della sua azione politico-amministrativa.
È questo il commento del coordinatore provinciale del Movimento Politico “VOCE POPOLARE”, Gigi De Leo, che si è detto fortemente preoccupato per l’imbarbarimento del clima politico, così come si sta delineando.
Il Presidente del Consiglio, ha sostenuto De Leo, non ha saputo esercitare le funzioni che gli sono attribuite dall’ articolo 95 della nostra Carta Costituzionale, articolo che non lascia dubbi interpretativi allorché dispone: ” Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri “.
Il richiamo che ha fatto nel suo intervento alla cultura istituzionale e al senso di responsabilità, come se questi non fossero valori di tutti gli uomini liberi e democratici, avrebbe dovuto rivolgerlo a se stesso e chiedersi perché non ha saputo o potuto esercitare le prerogative sancite dall’art. 95.
Pertanto, parlare di cultura istituzionale e senso di responsabilità è stato inopportuno e ha dimostrato tutta la sua debolezza di uomo delle istituzioni, per non aver saputo dirigere la politica generale del Governo né mantenere l’unità e coordinare l’attività dei Ministri.
Per questa ragione risulta eticamente scorretto scaricare tutta la responsabilità della crisi su alcuni, sapendo che il fallimento è ascrivibile a tutti, nessuno escluso.
Eppure le fribillazioni che hanno caratterizzato questo Governo, sin dal suo inizio, avrebbero dovuto sollecitarlo ad assumere un’iniziativa politica e, dunque, procedere ad una verifica al fine di sincerarsi se continuare o interrompere la vita del Governo.
Da uomo di Governo, da uomo delle Istituzioni, nell’interesse generale del Paese, avrebbe dovuto staccare la spina da tempo; non averlo fatto, mi porta a considerare che più forte è stato l’attaccamento alla poltrona di Primo Ministro.
Che la maggioranza giallo-verde fosse innaturale lo sapevamo tutti, così come sapevamo che un’esperienza di Governo, nata sulla base della sottoscrizione di un contratto, prima o poi sarebbe fallita.
È stato privilegiato il terreno degli interessi di parte e non della politica che, invece, è stata mortificata, non avendo le due forze politiche una visione condivisa delle scelte funzionali a dare soluzione ai problemi del Paese.
Alla luce di quanto sta accadendo, lo sbocco naturale sono le elezioni anticipate, perché come innaturale è stato il Governo giallo- verde, altrettanto innaturale sarà un Governo giallo-rosso per le diversità esistenti tra i due partiti da sempre contrapposti.
Noi che apparteniamo alla cultura del moderatismo, che ripudia le estremizzazioni, che esalta il bene comune, che osserva con fedeltà lo spirito della Costituzione, crediamo che il ritorno alle urne sia fondamentale per dare la possibilità di scelta agli elettori, con la speranza che i moderati abbiano un ruolo centrale nel panorama politico nazionale”.