PARABITA (Lecce) – La scure della Cassazione si abbatte su Biagio Toma, 51 anni, di Parabita, ritenuto l’esecutore materiale del duplice omicidio di Paola Rizzello e della figlioletta Angelica Pirtoli, di soli due anni, barbaramente uccise il 20 marzo del 1991. Il carcere a vita è stato confermato dai giudici della prima sezione penale della Suprema Corte (Presidente Cappuccio, consiglieri Iasillo, Bianchi, Giuso e relatore Centonze) che hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell’avvocato difensore Walter Zappatore. Il legale dell’imputato, nel corso dell’udienza, aveva sviscerato i 17 punti del suo ricorso rimarcando l’inattendibilità delle dichiarazioni del presunto complice (il collaboratore di giustizia Luigi De Matteis già condannato in primo e in secondo grado a 16 anni e 8 mesi di reclusione). La sentenza degli ermellini non scalfisce il risarcimento già disposto in favore delle parti civili assistite dai legali Emanuela Pispico, Leonardo Marseglia, Giancarlo Zompì e Serena Tempesta. Risarcimento, però, che dovrà essere stabilito dal giudice civile.

La tragedia rappresenta così come hanno scritto i giudici nelle motivazioni della sentenza di primo grado “l’omicidio più cruento compiuto dalla Sacra Corona Unita”. Era il 20 marzo del 1991. Per strada imperversava la guerra di mala. I due sicari vennero assoldati dal capo clan Luigi Giannelli, (già condannato all’ergastolo con il ruolo di mandante) per uccidere la donna. Una sentenza di morte decretata per questioni private e non solo. De Matteis uccise a fucilate la giovane mamma di soli 27 anni in una casa di campagna pagando con la vita le sue conoscenze sulle attività del clan. I resti della donna vennero recuperati il 18 febbraio del 1997 all’interno di una cisterna nel comune di Parabita, in località contrada “Tuli”. La presenza della piccola, invece, non sarebbe stata preventivata dai killer. Venne eliminata poche ore dopo così come imposto dal boss. “Ce lo dovevano dire che c’era anche la bambina”, dichiarò in aula De Matteis. “Ho pensato di lasciarla in un garage di Taviano, io la volevo abbandonare e ho detto a Toma che non avevo il coraggio”. Poi, però, quel sussulto di coscienza lasciò spazio ad un rigurgito di istinto e di violenza. “Siamo tornati indietro, Toma è entrato e ha preso la bambina mentre io sono rimasto in macchina. L’ha sbattuta vicino al muro prendendola per il piede. Poi mi ha detto che la bambina era morta”.

Il sequel sul duplice omicidio è un’affannosa rincorsa alla disperata ricerca di un nascondiglio per liberarsi di quei corpi diventati troppo ingombranti. “Abbiamo buttato la madre in un pozzo e poi abbiamo messo il cadavere della bimba in un sacco. La sera stessa, il solo Toma è tornato e ha bruciato i due cadaveri con gli ori rubati alla Rizzello”. Poi il racconto sulla fossa scavata per dare una sepoltura a quel corpicino: “La mattina dopo, ci siamo spostati in un’altra località di campagna e dopo aver scavato una buca abbiamo seppellito il corpo della bambina. Sopra abbiamo messo un masso”. Il corpo della bimba venne ritrovato solo il 5 maggio del 1999 in una collinetta nelle campagne di Matino grazie alle dichiarazioni di De Matteis sulla scorta di una lunga indagine coordinata dall’allora sostituto procuratore Giuseppe Capoccia (attuale Procuratore capo a Crotone) e condotta dai carabinieri del Ros di Lecce che hanno ricostruito il duplice omicidio grazie a riscontri tecnici, esami di laboratorio e acquisizioni di dichiarazioni che hanno portato a un verdetto di condanna per l’esecutore materiale. Da questa sera non più presunto.