LECCE – “Il sindaco Salvemini, da sempre esponente della ‘sinistra pura’, protagonista di una campagna elettorale all’insegna della partecipazione e del programmare ‘insieme’ si rivela come il più accanito fautore del ‘gge pensi mi’!

Sull’ordine del giorno presentato da me e dei consiglieri di minoranza per una elaborazione di un consiglio comunale ad hoc sulla gestione dei rifiuti nella nostra città, aperto alla partecipazione dell’azienda, della regione e dell’Ager, ha espresso subito un secco ‘no’, condizionando in tal modo l’espressione di voto della sua maggioranza, nella quale abbiamo con piacere notato la presenza di consiglieri preparati, dotati di buon senso, liberi di pensiero”. Lo dichiara Adriana Poli Bortone.

“Salvemini – prosegue – che come uno dei primi atti della sua consiliatura, il 28 giugno di quest’anno con la delibera di giunta 35 ha esteso, a nostro avviso, illegittimamente il contratto di servizi di igiene urbana all’azienda Monteco dando alla stessa azienda ulteriori somme (1.563.655 euro all’anno), cioè oltre 7 milioni di euro in più rispetto al già oneroso impegno finanziario che ha visto lievitare, per i cittadini leccesi, di oltre un 3% la Tari, per un servizio non certamente rispondente alle esigenze della città d’arte che, al di là di una ristretta zona del centro storico, è costretta a subire lo scempio di strade colme di rifiuti. Ma il sindaco della partecipazione, folgorato da una forte revisioni ideologica, rifiuta il confronto democratico e trasparente in aula e va avanti continuando a vessare i cittadini ai quali non intende dar conto delle sue decisioni.

Noi avevamo scelto la via democratica, partecipativa e perché no, anche collaborativa, per affrontare soprattutto quel provvedimenti che possano portare giovamento all’economia delle famiglie leccesi , ma preso atto che intende andare avanti per la sua strada ci vediamo costretti ad invertire la rotta, a cominciare appunto dalla delibera 35 del giugno scorso che invieremo alla Corte dei Conti, convinti come siamo che prima di estendere i servizi con grossi oneri per i cittadini leccesi occorre verificare se i servizi di igiene pubblica siano resi effettivamente come da capitolato o se i servizi non resi per anni non abbiano procurato un danno notevole alle casse comunali e di conseguenza alle famiglie leccesi”.