BARI – La Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Bari ha accolto l’istanza dell’accusa (avv. Pompeo Demitri del Foro di Lecce;  avv. Gabriele Potenza del Foro di Lecce;  avv. Giuseppe Tempesta del Foro di Bari) e ha presentato ricorso innanzi alla Corte di Cassazione nella vicenda che ha visto opposti la senatrice Barbara Lezzi -imputata- e  Massimo Potenza -parte civile.

Com’è noto, infatti, su richiesta della senatrice Barbara Lezzi –che aveva chiesto l’applicazione dell’art. 68 Costituzione- il giudice di pace di Bari aveva dichiarato non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato –come se la condotta diffamatoria di cui all’imputazione costituisse l’estrinsecazione di un facoltà connessa alla funzione di parlamentare della Repubblica.

“Orbene, ciascuno potrà fare agevolmente le proprie considerazioni sulla linearità o l’abusività della richiesta di valersi di una prerogativa pubblica in relazione a fatti di diffamazione verso un privato cittadino; e pure potrà fare i suoi commenti sulla coerenza con i valori del movimento politico di riferimento della senatrice – spiegano gli avvocati – Quello che non si può accettare è la violazione del principio della legge ‘uguale per tutti’ –l’uno vale uno, insomma-, a meno che non si voglia affermare la sempiterna validità del roboante e contrario principio rivendicato dal Marchese del Grillo, qui aggravato dalla mistificazione di una verità surrettiziamente taciuta nei comunicati della senatrice: se è vero che Lezzi (dice lei) ha proposto querela contro il signor Potenza “per un post lesivo e sessista contro di lei” –fatto che il Potenza nega decisamente – dovrebbe pure soggiungere, la senatrice, che la sua querela è stata ritenuta dai magistrati così priva di fondamento da sfociare sùbito nell’archiviazione.

Ad ogni modo abbiamo chiesto ed ottenuto dalla Procura Generale della Repubblica di Bari di presentare ricorso per la Cassazione di una sentenza che riteniamo semplicemente aberrante nell’applicazione di una prerogativa che può essere spesa con altri presupposti e con ben altra dignità giuridica e politica.

Per ottenere invece dalla Corte di Cassazione la riaffermazione del principio Costituzionale dell’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge: esso può trovare mitigazioni solamente nei casi di un potere politico esercitato liberamente per valori davvero superiori, e non in casi come questo, in cui malamente si invoca la prerogativa parlamentare in questioni piccine piccine, per comportamenti di nessun rilievo politico.