GALATINA/LECCE – Due rinvii a giudizio e un terzo imputato in abbreviato. Si sfilaccia in due tronconi processuali la vicenda giudiziaria di tre medici in servizio presso il reparto di urologia dell’ospedale “Vito Fazzi” ritenuti responsabili della morte di Antonella Gennaro, 50enne, di Galatina. Il gup Giovanni Gallo, a margine dell’udienza preliminare, ha spedito sotto processo A.G.F., 68 anni e P.C., di 63, entrambi di Lecce per i quali l’inizio del processo è fissato per il 15 gennaio prossimo davanti al giudice monocratico Francesca Mariano. Un terzo dottore, M.C., 62enne, di Lecce, ha chiesto e ottenuto di essere giudicato in abbreviato. Per tutti e tre gli imputati l’accusa è di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. Nel processo come parti civili saranno presenti i familiari della vittima (il marito e i due figli) assistiti dall’avvocato Francesco Galluccio Mezio.

Il presunto caso di malasanità risale al 19 aprile del 2016 quando la donna venne sottoposta ad un intervento chirurgico di nefrectomia sinistra per via laparoscopica sfociato nella perforazione intestinale della colica sempre dello stesso lato. Secondo le indagini, coordinate dal pubblico ministero Massimiliano Carducci e che si sono avvalse di una consulenza medica, nel corso dell’intervento chirurgico eseguito presso il “Vito Fazzi” non sarebbero state adottate tutte le precauzioni per limitare al minimo le lesioni a carico degli organi endocavitari provocando la lesione colica riscontrata nel corso dell’autopsia.

Nel successivo decorso post-operatorio sempre nello stesso reparto C.F. e poi il medico di guardia non avrebbero valutato l’evenienza della possibile complicanza della perforazione intestinale pur in presenza di una sintomatologia algica addominale con febbre (38,2) limitandosi invece a somministrare una terapia spasmolitica ed analgesica offuscando il quadro acuto addominale che subì una progressiva quanto inesorabile evoluzione peggiorativa. In più non sarebbe stata effettuata una Tac all’addome fin dal pomeriggio del 22 aprile ossia in una fase in cui le condizioni cliniche della paziente non erano ancora sfociate in un grave stato di shock settico che avrebbe portato alla morte della donna.

Con l’inizio del processo (chi in ordinario e chi in abbreviato) gli imputati potranno dimostrare la propria correttezza e di aver agito nel pieno rispetto dei protocolli medici assistiti dagli avvocati Luigi Corvaglia, Ester Nemola, Luigi Covella e Annaluigia Cretì.