LECCE – Un felice ritorno del Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart ieri sera, 11 ottobre, a Lecce nella splendida location del Teatro Apollo, che tra l’altro è anche un piccolo museo delle vestigia relative alle varie epoche storiche del capoluogo salentino, i cui reperti sono stati rinvenuti durante i recenti lavori di restauro. La serata, organizzata dalla Camerata delle Arti di Matera, rientra nel programma della rassegna Basilicata Opere in Atto, promossa dall’Associazione Musicale Materana diretta da Francesco Zingariello, al quale vanno i nostri più vivi ringraziamenti per l’impeccabile riuscita dell’evento e per il suo ambizioso progetto di voler creare un circuito strettamente connesso all’opera lirica al livello interregionale, includendo Puglia e Basilicata. La parte musicale è stata affidata all’Orchestra della Magna Grecia che, come sempre, anche in questa occasione ha saputo dare il massimo, eseguendo magistralmente le partiture del grande compositore di Salisburgo, ed al Coro Lirico di Lecce.

Sotto l’attenta regia di Katia Ricciarelli, per la quale si è trattato di un ritorno nella città che, negli anni ’90 dello scorso secolo, la vide quale direttrice artistica del Teatro Politeama. Gli artisti hanno reso al meglio l’opera di Mozart, caratterizzata da forti simbolismi di stampo massonico (sappiamo benissimo che il grande compositore era affiliato alla massoneria) e che il Salieri, contemporaneo e grande rivale alla corte d’Austria, definì come la più lugubre delle opere mozartiane, forse perché in alcuni tratti appare inconsciamente la figura paterna, per la quale Mozart provava un forte senso di colpa in ragione della sua vita dissoluta e libertina.

Wolfgang Amadeus Mozart, nato a Salisburgo il 27 gennaio 1756 e morto a Vienna il 5 dicembre 1791 a soli 35 anni, è annoverato tra i più grandi geni della storia della musica. Caratterizzato da un innato talento, cominciò a comporre sin dall’età di cinque anni e nel corso della sua carriera scrisse pagine capaci di influenzare i principali generi musicali della sua epoca, spaziando fra musica sinfonica, musica sacra, musica da camera e opera lirica, al punto che il Grove Dictionary lo cita come: “il compositore più universale nella storia della musica occidentale“.

Il Don Giovanni (K 527) è un’opera in due atti, composta nel periodo compreso fra il marzo e l’ottobre del 1787, quando l’autore aveva 31 anni di età, sul testo di un libretto dello scrittore italiano Lorenzo Da Ponte. Secondo l’autore stesso si trattava di un’opera buffa pur conservando alcune caratteristiche dell’opera seria. Ebbe due stesure, una prima rappresentata al Teatro degli Stati di Praga il 29 ottobre 1787, accolta entusiasticamente dal pubblico, ed una seconda in un certo qual modo mitigata per i Viennesi più conservatori e rappresentata nel maggio del 1788. L’opera è considerata fra i maggiori capolavori di Mozart e dell’intera musica colta occidentale e riflette tutta la genialità del compositore austriaco, capace di realizzare un perfetto equilibrio fra l’aspetto comico e quello più tragico, che si manifesta nell’ostinata opposizione del protagonista alle leggi della Morale. Non a caso infatti Don Giovanni, pur appartenendo al ceto nobiliare, svolge il ruolo tipico del basso buffo settecentesco, sottintendendo che la sua condotta immorale lo precipita inevitabilmente anche di livello sociale. Per contro Leporello, anche egli basso, si colloca a metà strada fra l’ironico, l’insolente ed il servilismo. Ma veniamo alla trama.

Siamo a Siviglia, il nobile Don Giovanni seduce la bella Donna Anna, il cui padre, il Commendatore, corre in sua difesa ma viene ucciso in duello all’arma bianca dal seduttore. Il Duca Ottavio, promesso sposo di Donna Anna, giura vendetta ma Don Giovanni fugge nella notte insieme al suo servo Leporello e durante la fuga viene raggiunto da una delle sue ex amanti, Donna Elvira, con la quale si allontana mentre il servo elenca le passate conquiste del suo padrone. Nel frattempo si sta svolgendo la festa per il matrimonio di due contadini: Masetto e Zerlina, della quale Don Giovanni si invaghisce e la seduce con un misto di minacce e complimenti, riuscendo ad appartarsi con lei. Donna Anna, avendo riconosciuto nella voce di Don Giovanni l’assassino del padre, accompagnata dal Duca Ottavio e da Donna Elvira si dirige al castello del seduttore, dove si sta svolgendo una festa in onore di Zerlina e, smascherato l’artefice del delitto, viene invocata la vendetta divina.

Arriviamo al secondo atto, dopo altri imbrogli causati in seguito ad uno scambio di vestiti con Leporello, Don Giovanni si nasconde in un cimitero, dove in modo beffardo e blasfemo invita a cena la statua del Commendatore. Quindi, rientrato nel castello si siede a tavola, rifiutando l’ennesimo tentativo di pentimento proposto da Donna Elvira. Anche la statua del Commendatore comincia a parlare esortandolo inutilmente a pentirsi. A questo punto si apre la terra e Don Giovanni viene inghiottito tra le fiamme dell’inferno.

Fra un vocalizzo mozartiano e l’altro, fra un virtuoso gorgheggio ed un altro ancora, fra monologhi, duetti e parti corali, fra punte di ironia e momenti drammatici, eccezionale è stata l’interpretazione del cast composto dal baritono Pedro Carrillo nella parte di Don Giovanni, l’altro baritono Cesare Filiberto Leoni in quella di Leporello, il tenore Zi Shao Guo nella parte del Duca Ottavio, i soprani Ilaria Cuscianna nel ruolo di Donna Elvira ed Erika Liuzzi in quella di Donna Anna. Infine, il Commendatore interpretato da Gianluca Convertino, Zerlina da Elena Finelli e Masetto da Mattia Rossi, Scenografia di Damiano Pastoressa, mentre i costumi sono stati forniti dalla Sartoria Arrigo. La parte musicale è stata eseguita magistralmente dalla già citata Orchestra della Magna Grecia. Nel finale, sul palco insieme agli artisti, appare la regista, Katia Ricciarelli, in questo gradito ritorno.