LECCE – La società che si impegna a pagare le rate dell’auto nuova in cambio della pubblicità sulla fiancata si ribella: non ci sta a passare per Il mostro da sbattere in prima pagina e difende il metodo “Spot&Go”. Ma contro le sue pratiche di mercato “definite scorrette” dal Garante si sono schierate associazioni di consumatori, in primis Adusbef, che con il presidente Antonio Tanza fu la prima associazione a criticare il metodo, e una marea di avvocati, anche penalisti di grido come Francesca Conte. A spegnere quello che sembrava un sogno si è messa prima la polizia municipale con un fiume di multe agli inconsapevoli automobilisti per pubblicità per conto di terzi non autorizzata. “Riconosciuta la nostra diversità rispetto ad altri – tuona la società multata dal Garante del Mercato – Contro la multa faremo ricorso al TAR”.

La sanzione pecuniaria irrogata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è motivata da profili di ingannevolezza pubblicitaria, collegati con una valutazione del piano di sviluppo imprenditoriale non pertinente. È questa, in sintesi, la posizione con cui Pubblicamente srl, titolare del marchio Spot&Go, farà ricorso al TAR avverso al provvedimento con cui l’Authority ha disposto il pagamento di 200mila euro per condotta commerciale scorretta.
“Intanto occorre precisare – spiega la società che si occupa di pubblicità – che quanto disposto dall’Antitrust non impedisce al programma promozionale Spot&Go di continuare la propria operatività, né sotto il profilo amministrativo né sotto quello imprenditoriale. Con gli ultimi pronunciamenti, infatti, l’Authority ha chiuso definitivamente l’attività di tutti gli altri operatori del settore, ma non di Spot&Go, evidentemente non ritenendola assimilabile per modus operandi agli altri soggetti considerati. Dal punto di vista imprenditoriale, inoltre, Pubblicamente conferma l’investimento di risorse previsto per lo sviluppo del piano di crescita del programma promozionale che – lo ribadiamo – riguarda la costruzione di un sistema di sharing economy, basato su una community attiva sia sui social network sia nella condivisione di un gruppo di acquisto, esclusivo destinatario di sconti, promozioni e altri benefit messi a disposizione dagli inserzionisti.

L’AGCM ha deliberato la sanzione per aver considerato il nostro vecchio claim ‘auto a costo zero’ ingannevole rispetto alla sostenibilità della promessa entro i cinque anni di contratto. Di fatto l’Authority ha espresso così una valutazione di previsione sui tassi di crescita dei nostri introiti pubblicitari, che invece ha a che fare con il libero esercizio dell’attività d’impresa. Tanto più che tali introiti risultano in progressiva crescita, anche negli anni di esercizio ricaduti all’attenzione dell’Antitrust, e che il raggiungimento del punto di pareggio di ogni contratto deve essere valutato entro il compimento dei cinque anni di durata e non prima”.
Dopo essere entrata nel merito del provvedimento dell’AGCM, Pubblicamente fornisce ulteriori precisazioni circa l’attuale momento storico di Spot&Go: «La deliberazione dell’Authority non ha nulla a che vedere con la questione degli ambassador inadempienti, ai quali non corrispondiamo più il contributo di collaborazione. La loro posizione è materia di contraddittorio civile, poiché nasce dalla contestazione che Pubblicamente muove nei loro confronti a causa di una condotta contrattuale non conforme agli obblighi assunti.

Di contro, infatti, tutti gli ambassador adempienti continueranno a ricevere il loro contributo mensile, come sempre.
Pubblicamente, infine, si dichiara sempre rispettosa del diritto di critica di ciascuno e resta aperta ad incontri chiarificatori con gli ambassador protestatari e con il loro legali, con molti dei quali è già in corso un confronto costruttivo. D’altro canto, sono invece da ritenersi materia di giustizia penale tutte le espressioni diffamatorie di cui alcuni inadempienti si stanno ripetutamente macchiando, rispetto alle quali Pubblicamente si riserva di rivalersi nelle sedi opportune.
Va precisato, infine, che né l’AGCM né altre autorità – diversamente da quanto accaduto per altri operatori del settore – hanno mai sanzionato Spot&Go per profili di vendita piramidale multilivello, per questioni fiscali, per truffa o raggiro o per presunta irregolarità sulla garanzia emessa da un’idonea Società di Mutuo Soccorso, a copertura delle spese accessorie sostenute dagli ambassador».