SPECCHIA/MONTESARDO SALENTINO (Lecce) – Veleni e tensioni familiari sullo sfondo dell’omicidio della giovane Noemi Durini la cui memoria sarebbe stata calpestata nel corso di alcune trasmissioni televisive dai genitori di Lucio Marzo, l’allora fidanzato omicida reo confesso. Un avviso di conclusione, a firma del sostituto procuratore Roberta Licci, è stato fatto notificare a Biagio Marzo, 63 anni e Rocchetta Rizzelli, di 54, residenti ad Alessano, con l’accusa di diffanazione aggravata a mezzo stampa ctizia ripresada altre testate)osì come riporta questo sito (no. In più occasioni avrebbero offeso l’immagine di Noemi etichettata con espressioni offensive e inguiriose. Vicenda amara ai margini di uno delitti più atroci che hanno insanguinato il Salento e per il quale Lucio Marzo è stato definitivamente condannato a 18 anni e 8 mesi di reclusione (è dei giorni scorsi la notizia che la difesa del 20enne di Montesardo salentino non presenterà ricorso in Cassazione dopo la conferma della condanna in Appello).

Offese lanciate dal piccolo schermo e davanti a una telecamera già dieci giorni dopo il ritrovamento nelle campagne di Castrignano del Capo del corpo di Noemi e l’arresto di Lucio. Nel corso del programma di Rai 3 “Chi l’ha visto” andato in onda il 20 settembre del 2017 Biagio Marzo e Rocchetta Rizzelli si espressero in questi termini quando parlavano della 15enne di Specchia: “Era una ragazza notturna, altro che solare, si è infilata in casa di notte…a me lo ha detto chiaramente ti devo far impazzire…aveva problemi…era gelosa…si è chiusa nell’armadio e poi è andata a letto con mio figlio…ma la ragazzina anche di un anno più piccola, aveva un bagaglio di esperienza molto più grande”.

I due genitori proseguivano riferendo “di essere stati allertati dal professore della scuola perché Noemi aveva picchiato Lucio…era tutt’altro che una brava ragazza, si accompagnava con delinquenti di trenta quarant’anni, una ragazzina di sedici e non voglio andare oltre…addirittura aveva dato i soldi ad un certo tipo per comprare una pistola e per spararci addirittura incitava mio figlio affinché ci scannasse tutti”; Biagio Marzo prosegue ancora affermando: “era una ragazza cresciuta allo stato brado”.

Dichiarazioni dello stesso tenore erano state rilasciate anche nelle puntate della trasmissione televisiva “Quarto Grado” del 6 ottobre 2017 in cui la madre di Lucio attribuì a Noemi la responsabilità dei tre tso subiti dal figlio; mentre il  21 aprile del 2018 Biagio Marzo definì Noemi “vittima delle sue amicizie e di chi non l’ha controllata”. Nella puntata del 30 maggio 2018 sempre della trasmissione di Rete 4 Rocchetta Rizzelli, dopo aver aggredito alcuni giornalisti, urlò affermando “siamo orgogliosi siamo vivi” ribadendo così la falsa e infamante accusa che Noemi volesse ucciderli. Accusa del tutto priva di fondamento perché appena 10 giorni prima la Procura dei Minori aveva chiuso le indagini a carico del figlio. Ed ancora nelle puntate su Rai 1 della “Vita in diretta” del 27 aprile del 2018 e del 19 giugno scorso Biagio Marzo arrivò addirittura a dire che Noemi non aveva un padre.

Il padre, invece, Noemi l’ha sempre avuto. E si presentò in caserma per denunciare i genitori di Lucio per le accuse ritenute diffamatorie a carico della figlia. I carabinieri hanno poi acquisito le registrazioni delle puntate confluite in uno dei tanti procedimenti paralleli a quello dell’omicidio della ragazza di Specchia.

Padre e madre di Lucio sono difesi dall’avvocato Luigi Piccinni. E hanno ora venti giorni a propria disposizione per chiedere di essere interrogati o per produrre memorie difensive prima che il pm avanzi richiesta di rinvio a giudizio.