CASARANO/RACALE/GAGLIANO DEL CAPO (Lecce) – Assolti in primo grado condannati in Appello per aver rinchiuso un anziano in una cella frigorigera perché ritenuto responsabile di un furto nel loro capannone. In primo grado i parenti D.M., di 72; D.A., di 37 e D.L., di 35, rispettivamente di Racale, Casarano e Gagliano del Capo vennero ritenuti non colpevoli dai reati di lesioni dolose ed esercizio delle proprie ragioni. Tali reati erano stati consumati ai danni di un tale S.G., 72enne, di Casarano, il quale era stato erroneamente ritenuto il colpevole di un furto di denaro dal loro capannone in cui gestivano la vendita di frutta all’ingrosso nel sud Salento.

Nell’occasione i tre, convinti che appunto fosse S.G. l’autore del furto, lo avrebbero preso con la forza dal camion all’interno del quale si trovava trascinandolo in un capannone.
Poco dopo, stando sempre al racconto della persona offesa, i tre avrebbero abbassato la serranda del capannone di loro proprietà e trascinato, sempre con la forza e contro la sua volontà, S.G. una cella frigorifera dove è stato trattenuto e malamente picchiato.Subito dopo sul posto intervennero i carabinieri. Venivano così aperti due procedimenti penali paralleli: uno per furto a carico di S.G. (in cui le persone offese erano i tre comparenti) ed uno per lesioni dolose ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni, a carico di D.M. D.L. e D.A.

S.G., tramite il proprio legale, l’avvocato Roberto Tarantino, ha depositato memorie difensive chiedendo il proscioglimento immediato dell’indagato alla luce di un video che ritraeva l’anziano aggirarsi all’interno del locale di proprietà dei parenti ma non coglieva affatto l’uomo con le mani nel sacco. Il procedimento per furto a carico di S.G. venne archiviato. Proseguiva invece il filone nei confronti di D.M., D.L. e D.A. per i reati di lesioni dolose ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. In primo grado, dopo un’istruttoria lunga e complessa, il Tribunale dispose l’assoluzione degli imputati con la formula “il fatto non sussiste”.

Contro questa sentenza proponevano appello sia il pm che l’avvocato Roberto Tarantino, difensore di parte civile, censurando la circostanza che il giudice di primo grado non avesse dato un completa e logica valutazione di quelle che erano le dichiarazioni accusatorie di S.G. il quale aveva fornito un racconto chiaro e lineare e senza mai cadere in contraddizione. Racconto in buon parte confermato anche dalla dichiarazioni di un altro testimone presente nel camion insieme ad S.G. il quale aveva visto i tre parenti prendere con la forza il pensionato e trascinarlo sempre con violenza in un capannone e dopo di che abbassare la serranda.

Nei giorni scorsi si è celebrata l’udienza dinanzi alla Sezione Unica Penale della Corte d’Appello di Lecce che, all’esito della camera di consiglio, ha rigettato la richiesta formulata dal sostituto procuratore generale di rinnovazione di parte dell’istruttoria dibattimentale, e ha immediatamente emesso una sentenza in totale riforma di quella impugnata condannando gli imputati a 10 mesi di reclusione, pena sospesa e subordinata al risarcimento in via equitativa di 3mila euro in favore della parte civile entro i 60 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Fritz Massa e Antonella Corvaglia, che non appena saranno depositate le motivazioni attese nei prossimi tre mesi, potranno impugnare la condanna in Cassazione.