LECCE – La festa dei 65 anni dell’Università leccese comincia con un posto lasciato vuoto per le vittime di violenza e di femminicidio. “L’Università del Salento è in prima linea contro la violenza di genere” – spiega ai giornalisti il rettore Fabio Pollice (per le interviste cliccate sulle immagini ndr). Per la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, dopo il taglio del nastro nel museo dell’Ambiente, ci sono tutti: autorità, istituzioni, forze dell’ordine e politici, come sempre. La miccia della polemica la accendono gli studenti criticando le conferenze universitarie con Tap, ma anche la vicenda Ilva.  La Presidente del Consiglio degli Studenti, Irene Santoro, chiede un maggiore impegno nella lotta contro l’inquinamento e nella promozione delle politiche ecologiche.

Del resto, l’ambientalismo, sulla scia delle lotte di Greta, sembra tornato di moda. Per il 65esimo Anno Accademico dell’Università del Salento non è un caso che sia stato scelto il tema della sostenibilità. Alle 9 di un venerdì piovoso di San Valentino è stato riaperto il  MAUS – Museo dell’Ambiente, poi il Coro Polifonico UniSalento ha dato il via alla cerimonia vera e propria nel Centro Congressi del complesso Ecotekne (via per Monteroni a Lecce). Siamo nel 2020 e si parla ancora dei 49 milioni per due nuove strutture, ma anche per l’ammodernamento e per le ristrutturazioni: sono stati persi almeno 7 anni in chiacchiere. Dopo aver rischiato di perdere le risorse, finalmente, con la gestione di Fabio Pollice si spera in un’accelerazione, perché nel corso dell’anno sono giunte troppe segnalazioni di aule in cui piove dentro o di assurdi sovraffollamenti. Non vorremmo più vedere la Facoltà di Ingegneria sgretolarsi e per fare questo ci vogliono manager decisi e capaci di spendere subito le risorse disponibili e di fare dei piani di manutenzione ordinaria a lungo termine.

Il Direttore generale, Donato De Benedetto, ha spiegato che l’ Università del Salento si sta digitalizzando sempre di più, sta cercando di partire dalle piccole cose per essere più ecologica: borracce senza plastica agli studenti, muri in pietra e tanto altro. “Presto saranno attivate nuove procedure di reclutamento: buoni pensieri, buone parole e buone azioni” – spiega il direttore. Il ministro Manfredi non si presenta a Lecce, ma manda il solito messaggio di rito: il rettore Pollice, però, è fiducioso e crede nel dialogo instaurato, come spiega ai nostri microfoni, perché Unisalento punta a convincere il governo ad adottare meccanismi di equità nella distribuzione delle risorse tra università nord e del sud. L’idea è quella di far partire il riscatto del sud dall’Università che costruisce cultura e progetti di sviluppo. La sostenibilità diventa centrale in un territorio flagellato dalla Xylella e dall’inquinamento dell’Ilva di Taranto: Pollice vuole un’Università sostenibile in questi campi, ma anche nelle pari opportunità, così come nell’evitare una nuova cementificazione, puntando a riqualificazione, efficientamento e ristrutturazione degli edifici che già ci sono. Per quanto riguarda la Facoltà di Medicina, invece, c’è ancora molta strada da fare. Il rettore frena: “La faremo solo quando avremo garanzie che potrà funzionare: ci vogliono risorse e la garanzia dell’autonomia”. Il professore di origine salentina Carlo Foresta, ospite con l’Università di Padova e componente del Consiglio Superiore di Sanità, invece, ritiene che l’Università di Medicina a Lecce sia una necessità anche per lo sviluppo sanitario del Salento.  

IL DISCORSO DEL RETTORE FABIO POLLICE

Il Rettore Fabio Pollice richiama i valori della condivisione e del fare squadra per far crescere l’Università leccese. Attivare nuove proficue sinergie in un territorio marginale che subisce una profonda crisi economica: è questo l’obiettivo.  Poi la frecciatina al governo da parte del magnifico: si deve considerare il fatto che l‘università nel Salento lavora in un territorio depresso e non la si può paragonare a quelle in vantaggio già in partenza perché sorgono in ambienti ricchi e non marginali. La “politica insipiente, che non comprende il ruolo e gli sforzi dell’Università”, finisce nel mirino del rettore Pollice.  L’Unisalento ha necessità di valorizzare tutte le professionalità di cui può disporre, ma per questo ha bisogno di più risorse finanziarie, là dove il maggior sforzo progettuale non basta. Una carenza di risorse al sud spinge sempre più ricercatori preparati e formati a migrare e ad arricchire il nord. “Gli studenti sono la componente più importante dell’Università, perché ci spronate e contribute a tenere alto il nome della nostra università – afferma il rettore – Nei prossimi anni puntiamo a farvi restare qui, dopo aver raggiunto la laurea. Bisogna creare maggiori occasioni di lavoro al sud: l’Università deve mettere in valore la risorsa umana. Renderemo più trasparente il reclutamento dei lavoratori universitari e lotteremo contro il precariato della ricerca. Pollice vuole trasformare l’Università in un “faro culturale, che promuove lavoro, conoscenza e creatività”. C’è voglia di investire anche sul sistema universitario museale. Poi, ci sono nuove facoltà in campo. Pollice parla del progetto di un grande HUB tecnologico e dei programmi per Brindisi mettendo in rete gli attori. Università come comunità accademica inclusiva, contenitore d’idee e menti che lavorano all’unisono per creare sviluppo e lavoro.  Ma per spiccare il volo è necessario avere principalmente le risorse. Pollice dichiara aperto l’anno accademico auspicando che sia l’anno della sostenibilità su tutti i fronti.

IL DIALOGO SULLA SOSTENIBILITÀ

​Le celebrazioni si sono concluse con un dialogo con l’ospite della giornata, la professoressa Cristina Máguas, Presidente della European Ecological Federation, sul tema “Quali saperi per un mondo sostenibile?”. Sono intervenuti i professori UniSalento Alberto Basset (ecologo) e Michele Carducci (costituzionalista) e il Presidente della Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici Antonio Navarra. Ha moderato il sociologo UniSalento Stefano Cristante.

Presidente della European Ecological Federation, organismo che riunisce 18 società scientifiche presenti in 20 paesi per promuovere la scienza ecologica in Europa e nel mondo, Cristina Máguas è docente di Ecologia e Fisiologia vegetale all’Università di Lisbona, coordinatrice del Centre for Ecology, Evolution, and Environmental Change (cE3c) e vice Presidente della Portuguese Ecological Society – SPECO. Le sue attività di ricerca riguardano l’ecofisiologia degli ecosistemi mediterranei e tropicali, e in particolare lo studio dei flussi di acqua e carbonio a differenti livelli di scala ecologica attraverso analisi isotopiche. Si occupa inoltre di investigare l’impatto e le metodologie di controllo di specie vegetali aliene. “È passato il tempo delle parole: bisogna passare ai fatti – spiega Cristina Máguas – Sono qui e sono ottimista. All’apertura del nuovo Anno Accademico siamo tutti positivi: anche questa comunità accademica si impegna a raggiungere i 17 obiettivi sostenibili concordati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Bisogna creare un’interconnessione tra gli obiettivi da raggiungere nel campo del cambiamento climatico, crollo delle biodiversità e crisi idrica. Lo sviluppo sostenibile incontra un problema nella crisi globale: 10 miliardi di persone dovranno essere alimentate con scarsità di acqua e terreno fertile. Non possiamo consentire che la situazione degeneri: bisogna raggiungere l’efficacia delle risorse e pensare a sistemi agricoli innovativi. È necessario utilizzare l’acqua in modo migliore. Io ritengo che sia importante pensare insieme allo sviluppo sostenibile”.