SALENTO – Il coronavirus contagia anche i processi penali. In Tribunale lo stop alle udienze prosegue. E andrà avanti ad oltranza. Ma il mondo dell’avvocatura, come molte altre professioni, sembra giunta ad un bivio: adeguarsi all’emergenza modernizzando l’approccio ad una professione, ora come ora, che potrebbe essere rivoluzionata. Senza dimenticare il danno economico per una categoria che vive questo momento con estrema incertezza. Abbiamo raccolto il parere del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lecce, Antonio De Mauro.

Presidente, come sta procedendo questa nuova fase dell’attivià giudiziaria alla luce dell’emergenza del Coronavirus. Sono stati attivati svariati servizi on line per consentire lo svolgimento di parte delle udienze via skype e quando è possbile si depositano memorie difensive via pec per evitare assembramenti nelle aule del Tribunale

Sono stati attivati una serie di presidi. L’attività giudiziaria è in corso, quella limitatissima prevista dalla normativa vigente. Per tutti i processi ordinari i termini sono sospesi quantomeno fino al 15 aprile. Quelle indifferibili prevalentemente nel settore penale (come quelle che si celebrano davanti al Tribunale di Sorveglianza) si fanno via Skype con un collegamento dal carcere. Si sta cercando in qualche modo di utilizzare la tecnologia per poter celebrare quelle udienze che si possono svolgere senza la presenza in loco delle parti interessate.

Allo stato, da quelle che sono le sue informazioni, sta trovando collaborazione dai suoi stessi colleghi? Qual è stata la reazione ad un cambiamento inatteso e repetino di svolgere questa professione?

Allo stato la reazione è di evidente condivisione da parte di tutti del momento emergenziale che stiamo vivendo. Sia dalla parte dei colleghi che anche da parte di tutti i magistrati. In realtà si è sempre andati avanti sulla base di intese fra gli avvocati e i magistrati che hanno cercato il modo migliore per poter celebrare le udienze che si dovevano svolgere, comunque minime. Anche in relazione ai servizi di cancelleria si è cercato fra le prenotazioni di poter accedere. E la stessa cosa vale per gli ufficiali giudiziari tranne l’attività per alcuni atti urgenti e indifferibili. Devo dire che l’attività è ridotta al minimo.

Ci sono alcune richieste a parte di alcuni avvocati rimbalzate sui social per i pagamenti per le difese d’ufficio, aiuti dalla Cassa Forense che ha predisposto un piano di aiuti per gli avvocati iscritti. Di certo il danno economico è consistente

Sui tratta di un momento di estrema difficoltà per tutta l’Italia e ovviamente gli avvocati non sono esenti dalle conseguenze negative che questo periodo comporterà. Per quanto riguarda le liquidazioni del patrocinio delle spese dello Stato tutti gli uffici giudiziari si sono messi a disposizione ritenendola una priorità sia nell’elebaorazione delle pratiche già liquidate dai magistrati sia nell’invito a tutti i magistrati di liquidare i pocedimenti ancora pendenti. In questo senso, proprio nei giorni scorsi, il Consiglio dell’Ordine, in via telematica, ha adottato una delibera con cui chiediamo ulteriormente di velocizzare queste procedure che potrebbero ulteriormente rappresentare un sostegno econooìmico per l’intera classe forense. Abbiamo anche indirizzato al Ministero una richiesta per consentire la compensazione dei crediti derivanti dal patrocincio a spese dello Stato e anche l’implementazione del fondo previsto dal governo per fare fronte alle necessità e alle liquidazioni dei patrocini. Per quanto riguarda la Cassa forense c’è un’interlocuzione continua che ha già disposto la sospensione dei pagamenti. Si sta verificando che iniziative di volta in volta si possano avviare sia con la Cassa forense che con un’interlocuzione della stessa Cassa con gli organi governativi per poter verificare qiali misure a sostegno degli avvocati possono essere adottate tenendo conto che in realtà all’interno del decreto i professionisti che fanno riferimento ad una Cassa non sono stati identificati come destinatari di misure. Al più è stato previsto un fondo ma non sono note le modalità con le quali sarà distribuito.

Presidente, alla luce dei numeri dei contagi è quasi impossibile stabilire una data in cui si potrà tornare alla normalità. Secondo lei in un presidio come quello del Tribunale, popolato da tantissime persone anche quando l’emnergenza dovesse rientrare o contenersi ci saranno le condizioni per ripartire definitivamente o ci sarà bisogno di una ripresa graduale?

Io credo che bisognerà comunque adottare delle cautele. Non bisogna commettere l’errore nel momento in cui diminuirà il contagio di aprire indiscriminatamente tutte le attività. Ci sarà necessità di un periodo controllato. In questo senso le verifiche sono quelle di poter celebrare le udienze in via telematica anche quelle ordinarie per le quali potrebbe riprendere l’attività. Di certo i tempi allo stato non si possono preventivare. Speriamo nell’interesse di tutti che l’emergenza finisca e il pericolo per la salute.

Passata questa bufera ci potrebbe essere un cambiamento nellea gestione della professione o si ritornerà al tradizionale cliché: aule affollate, cancellerie intasate piene o ci sarà un modo per conciliare la tradizionale metodologia di esercitare la professione con l’avvento della tecnologia? Dalla dialettica in aula, al faccia a faccia con i propri interlocutori siano essi collegi, magistrati o giudici si può passare ad un processo collegati in videoconferenza?

Io credo che le esperienze che stiamo facendo in questo periodo si possano adottare laddove si possano individuare delle tecniche di gestione più snelle delle udienze. E credo che saranno ben accette sia dalla categoria degli avvocati che dai magistrati. Ovviamente è chiaro che ci saranno delle attività che non saranno sostituibili dalla telematica. Bisognerà necessariamente pensare di continuare a fare la professione in modo tradizionale. Certo è che la sperimentazione di questi mezzi tecnologici, oggi detatta dalle contigenze, potrà avere un riflesso positivo anche nella gestione delle udienze. L’elettronica è già presente. Il processo telematico è già realtà nel civile ma nel penale questa emergenza spingerà alla possibilità di avvalersi dell’elettronica. E credo che alla ripresa queste buone prassi saranno utilizzate e consentiranno uno svolgimento più ordinato della professione.