Sono due anni che il 118 chiede le sacche monouso per gli aspiratori delle sue ambulanze, ma non sono mai arrivate. Gli operatori sono costretti a sanificare e riutilizzare gli aspiratori da paziente a paziente; migliorano invece le condizioni di sicurezza per i volontari a bordo delle ambulanze, anche se un operatore solleva dei dubbi a causa dei quali ha deciso di rispondere “no” alle chiamate di sospetto Covid-19.

Ma andiamo per ordine: ormai l’acronimo DPI, fa parte del nostro linguaggio quotidiano, sappiamo che sono le iniziali con le quali si indicano i dispositivi di protezione individuale, strumenti che servono a medici, infermieri, sanitari del 118 per evitare il contagio e per evitare, quindi, la trasmissione.

Un operatore del 118 denuncia che le tute utilizzate dai sanitari sono quelle della ferramenta che difendono dalla polvere, ma che fanno passare particelle piccolissime, come appunto il virus; sottolinea che non hanno mascherine adeguate e che vengono minacciati di “omissione di soccorso” se si rifiutano di operare in caso di sospetto Covid-19. Non solo, è allarmante la sua dichiarazione riguardo la sanificazione delle ambulanze che a suo dire, non avverrebbe.

“Ho dovuto rinunciare a delle chiamate ha dettoperché non mi sento al sicuro. In più, proprio perché non disponiamo di adeguati dispositivi, quando ci chiamano ci nascondono che si tratta di un sospetto Covid-19. Le barelle e i saturimetri non vengono sanificati, gli aspiratori ce li fanno lavare per riutilizzarli”.

Una dichiarazione che farebbe venire i capelli dritti a chiunque, soprattutto in questo momento, anche perché il 118 non interviene solo per i sospetti COVID-19, ma anche per altre emergenze, come quella di un arresto cardiaco, e a questo punto potrebbe essere causa di trasmissione del contagio. Il cane che si morde la coda, insomma. Abbiamo perciò chiesto subito lumi al direttore del 118, il dottor Maurizio Scardìa, il quale ha precisato che le dichiarazioni del volontario sono inesatte, confermando però un problema: non ci sono le sacche monouso per gli aspiratori. Sono due anni che il 118 ne ha fatto richiesta, ma non sono mai arrivate.

“Quello che è stato dichiarato dall’operatore (che ha preferito mantenere l’anonimato ndr) è falsofa sapere Scardìa, e ci spiega perché.

E’ vero che le tute utilizzate dal personale non sono a norma?

“No, non è vero. Quelle che distribuiamo sono le EN 14126 (è una sigla che indica gli indumenti di protezione con requisiti prestazionali e metodi di prova per la protezione contro gli agenti infettivi) dell’UNI (Ente Italiano di Normazione), quindi sono perfettamente a norma. All’inizio, è vero, non avevamo questo tipo di tute, erano tute idrorepellenti che furono subito ritirate e sostituite con quelle nuove”.

 E per quanto riguarda le mascherine?

“Noi utilizziamo mascherine FFP2 che sappiamo essere dotate di una capacità di filtraggio accertata dai test, tanto che consigliate dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Tuttavia ho chiesto che ci vengano inviate mascherine FFP3, che sono quelle di massima protezione, con una quasi totale capacità di filtraggio; questo perché se, ad esempio, un paziente ha un arresto cardiocircolatorio e bisogna praticargli il massaggio cardiaco, la distanza si riduce al minimo”.

Gli aspiratori sappiamo essere degli apparecchi elettronici in grado di aspirare i liquidi corporei; questi apparecchi sono utilizzati anche nelle ambulanze. E’ vero che non avete le sacche di ricambio, ma che siete costretti a sanificare i macchinari e a riutilizzarli su altri pazienti?

“Noi abbiamo chiesto e più volte le sacche monouso che però non ci sono mai state inviate. Ma non le abbiamo chieste ora, già da due anni. Abbiamo più volte sollecitato, ma dall’Area Gestione del Patrimonio della ASL (alla quale è attribuita la gestione e la fornitura di beni durevoli, di beni di consumo e del materiale dell’Azienda Sanitaria ndr) non ci sono mai arrivate. In pratica non abbiamo le sacche usa e getta”.

E le ambulanze? Ci dicono che non vengono sanificate in maniera adeguata, è così?

“Qui c’è da fare un distinguo. Della sanificazione generale delle ambulanze si occupa Sanità Service (società house providing della ASL), e so che loro stanno provvedendo, ma non posso parlare di ciò che non è di mia competenza. Poi c’è un altro tipo di sanificazione che è quella degli strumenti di equipaggiamento delle ambulanze come il saturimetro (strumento che si mette al dito e che serve per misurare l’ossigenazione) e altre piccole strumentazioni che dobbiamo sanificare necessariamente noi, uno perché lo facciamo con i presidi adeguati, l’altro perché sono macchinari delicati e non tutti possono maneggiarli. Esiste un algoritmo di sanificazione che viene regolarmente attuato da un operatore dedicato, di solito un OSS. Posso garantire che per ogni strumento si rispetta l’insieme di procedimenti e delle operazioni di sanitizzazione.

Ci è stato riferito che quando chiedete l’intervento sul luogo del soccorso, nascondete ai sanitari a bordo che si tratta di sospetto Covid-19. E’ così?

“No, non è così. Noi non nascondiamo nulla a nessuno. E’ un’accusa del tutto infondata perché, tra l’altro, sarebbe impossibile farlo. Gli stessi sanitari presenti nell’ambulanza sono quelli, che a turno, si ritrovano al posto fisso per ricevere le telefonate. Quindi tutti sanno tutto. E sanno come funziona quando arriva una telefonata”.

Ce lo spiega come funziona se oggi un cittadino chiama il 118?

“Noi riceviamo la telefonata e, come sempre è avvenuto, facciamo un primo triage telefonico. Naturalmente che si tratti o no di sospetto Covid-19, noi comunque inviamo la nostra ambulanza con a bordo un equipaggio fornito di un kit che viene regolarmente sostituito per ogni nuovo paziente che si va a soccorrere. Sottolineo che in caso di sospetto Covid-19, abbiamo attuato un triage telefonico molto più accurato, facendo ancora più domande a chi ci telefona, in particolare sulla sintomatologia respiratoria. Abbiamo pensato di allargare il sospetto a quando questo è ancora basso come espressione di malattia, compreso, quindi, a chi ci chiama e dice di avere anche solo qualche colpo di tosse o un raffreddore. Da parte mia posso garantire il massimo impegno del 118, noi lavoriamo per salvare la vita alle persone, oggi più che mai”.