Foto Giulio Rugge

LECCE – Passata la tempesta il consigliere Andrea Guido oggi chiede alla Procura della Repubblica di fare chiarezza sulle modalità di distribuzione delle 25 mila mascherine donate alla città dalla comunità cinese, delle 24 mila avute dalla Regione Puglia e delle 2 mila e 500 avute da ANCI.

“Ad oggi, nonostante le richieste formali di accesso agli atti da me formulate, non si comprende pienamente quali siano state le modalità di distribuzione dei dispositivi di protezione e se essi stessi rispettavano i requisiti ed erano in possesso delle relative certificazioni previste dalla Legge. Non è ancora chiaro quali fossero i criteri in base ai quali furono individuati tutti i soggetti beneficiari, al di là dei cittadini recatisi con tessera sanitaria presso gli esercizi farmaceutici e para farmaceutici, o se vi siano attualmente giacenze in deposito dopo le confuse operazioni di distribuzione dei mesi scorsi.

Ho preso questa iniziativa perché, a distanza di tempo, trovo ancora inammissibile e vergognoso che tanti leccesi abbiano dovuto mettersi in fila per ore e inutilmente, in pieno lockdown, davanti a farmacie e parafarmacie, generando inutili e pericolosi assembramenti a causa di una comunicazione superficiale prodotta dagli organi comunali quando, di contro, sembrerebbe oggi, nessuno si preoccupava di rendicontare un bel nulla. In quei giorni le mascherine erano merce rara e costosa, indispensabile per molti cittadini che, per motivi di lavoro o per altre questioni personali, familiari e di salute indifferibili, erano costretti ad uscire di casa. E prendere atto di tale superficialità nella gestione della distribuzione da parte di chi avrebbe dovuto garantire equità e trasparenza è un fatto su cui non riesco a sorvolare.

Non vi è dubbio che vi sia una incongruenza fra le mascherine che il Sindaco afferma di aver ricevuto in donazione ad aprile e quelle effettivamente consegnate alle farmacie e parafarmacie di Lecce. E se aggiungiamo alle mascherine donate dalla comunità cinese le 24 mila della Regione e le 2.500 di ANCI il mistero si infittisce ancora di più. E non è ancora chiaro, infine, se l’Amministrazione abbia proceduto al regolare versamento dell’IVA, trattandosi di beni acquisiti al patrimonio comunale o, addirittura, se abbia posto in essere i provvedimenti amministrativi necessari all’accettazione da parte del Comune della donazione dei dispositivi effettuata dalla comunità cinese e all’acquisizione degli stessi e di quelli inviati dalla Regione e da ANCI al patrimonio comunale. Atti di cui oggi non trovo traccia”.