HomePrima PaginaCovid, i dati sulle morti dell’Istituto di Sanità fanno chiarezza: il 68%...

Covid, i dati sulle morti dell’Istituto di Sanità fanno chiarezza: il 68% dei deceduti avevano altre gravi patologie ed erano ultraottantenni. Minelli: “Rivedere i bollettini”

LECCE – È venuto il momento di esaminare i dati senza troppo allarmismo. La scienza ci dice che almeno un quarto di quelli che consideriamo morti per covid sono morti con Covid, ma i loro decessi sono dovuti ad altre malattie pregresse. Il covid oggi non uccide soggetti giovani e sani, soprattutto se sono vaccinati. L’età media dei deceduti e positivi al SARS-CoV-2 in Italia è di 80 anni, la maggior parte è stata ricoverata in ospedale, ma non in terapia intensiva e i deceduti vaccinati hanno un’età media più alta e più patologie preesistenti rispetto a quelli non vaccinati. Sono alcuni dei dati emersi dall’aggiornamento del report decessi, basato sui dati della Sorveglianza Integrata e su un campione di cartelle cliniche di pazienti deceduti con positività al SARS-CoV-2, appena pubblicato dall’Iss.

“Due anni di pandemia conclamata sono più che sufficienti per poter stilare un bilancio equilibrato su ciò che è avvenuto, basandoci su dati statistici – riflette l’immunologo Mauro Minelli – Dal report diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità risulta chiaro che Covid-19, come tutte le infezioni virali potenzialmente pericolose per la salute umana, ha evidentemente riguardato persone di età avanzata e il dato relativo ai morti coincide perfettamente con il quadro di un paese ‘anziano’ dove l’aspettativa di vita è tra le più alte del pianeta e l’età media dei cittadini tra le più alte in assoluto. Ciò significa che la platea dei suscettibili, in Italia, è di gran lunga più significativa proprio in ragione dell’età anagrafica dei pazienti. È emblematico il dato relativo ai decessi che in gran parte ha riguardato ultra-ottantenni, cioè gli individui naturalmente più vulnerabili.

Link Sponsorizzato

Discutere allora di una revisione dei bollettini diventa una priorità nel momento in cui l’analisi statistica del campione verificato dall’ISS fa emergere l’altissima percentuale dei deceduti che erano afflitti da almeno 3 patologie diverse, gravi o predisponenti a forme severe di malattia, e cioè quasi il 68%. Da qui la mia riflessione a cui segue la proposta: se è vero (ed è vero) che l’arrivo dei vaccini ha tutelato le persone vaccinate dagli effetti gravi di una malattia nuova e sconosciuta alla scienza, e in buona parte ridotto i rischi sanitari, è anche utile ragionare per il futuro in termini differenti, e riportare l’attenzione sui pochi casi di malattia grave e non sulla generica circolazione del virus, che continuerà a circolare ancora e ancora.

Nel conteggio dei ricoveri, quindi, andrebbero considerati ‘casi Covid’ quelli con al massimo una patologia a complicare il quadro clinico, così da concentrare gli sforzi serenamente anche su tutte le altre patologie a cui bisogna far fronte comunque e indipendentemente dalla Covid-19. Il 2,9% di persone sane uccise in Italia dal nuovo coronavirus da inizio pandemia, percentuale calcolata sul tasso di letalità in Italia ovvero sul numero totale dei “morti Covid”, rende il calcolo suscettibile di adeguate modifiche per l’immediato futuro nel momento in cui gli effetti più lievi dell’infezione da SARS Cov2 ( tra varianti meno aggressive e muro opposto dai vaccini)potrebbero indurci a non considerare malati terminali di Covid soggetti che sono in fin di vita per motivi distinti e distanti dal contagio inteso sic et simpliciter”.

Link Sponsorizzato

Ultime Notizie

Sebastiano Leo incontra UIL e CISL: continua il confronto con sindacati...

0
"Nella mattinata di oggi ho incontrato il segretario regionale della UIL, Franco Busto, mentre nel primo pomeriggio ho incontrato il segretario regionale della CISL, Antonio Castellucci. Ai...