10356472_10202885125242504_1182741686_nSi è tenuta questa mattina, presso la Sala degli Olivetani dell’Università del Salento la lezione/seminario “Musica, che Musica, Musica…Ribelle”, tenuta dal cantautore Eugenio Finardi.

A poche ore dal concerto che questa sera si terrà sul palco delle Officine Cantelmo, Finardi incontra gli studenti dell’università che hanno accolto con entusiasmo l’arrivo del “maestro”. Molti anche gli appassionati che hanno riempito l’aula degli Olivetani, che non si sono fatti sfuggire l’occasione di poter ascoltare, dalla voce dello stesso Finardi, la delirante esperienza non solo musicale ma anche sociale e politica degli Anni Settanta.

Presenti all’incontro, moderato dal giornalista e scrittore Ennio Ciotta, il prof. Daniele De Luca, docente di Storia delle Relazioni Internazionali, il prof. Gianfranco Salvatore, docente di Storia del Jazz e Popular Music, e la giovane Silvia Carrozzo, coordinatrice di Link Udu. Ed è stata proprio la Carrozzo ad aprire il seminario sottolineando quanto la musica, in quegli anni, fosse stata condizionata dal clima politico italiano. La musica come racconto della vita quotidiana e delle problematiche sociali degli italiani dell’epoca che cozza con la “musica della crisi” odierna, non solo crisi economica ma anche dei valori, e che rispecchia un allontanamento dalla “res publica”.

La musica è diventata un oggetto estetico, è intervenuto il prof. Gianfranco Salvatore, e la canzone, in particolare, non viene considerata e salvaguardata come oggetto culturale. Politicamente, negli ultimi cinquant’anni, la canzone ha assunto un’accezione negativa, come sintomo di una “falsa coscienza”. Finardi ha riportato quei valori nella musica, i valori degli Anni Settanta, riportando nelle sue canzoni la vita quotidiana della gente.

Fondamentale il ruolo della musica anche nella storia, ha sottolineato il prof. Daniele De Luca. In particolare, De Luca ha evidenziato come la musica sia capace di spiegare quelle dinamiche, come la questione Est-Ovest e gli sviluppi ideologici che ne conseguirono, spesso ostiche da rendere nelle aule, forse perche troppo lontane dalle logiche (o non logiche, mi permetto) politiche delle generazioni post-Guerra Fredda.

Eugenio Finardi, “mezzo americano” a Milano, come egli stesso si è definito, figlio di una cantante lirica statunitense, è sempre stato un ribelle, uno di quelli che agli ordini rispondeva con un “perché”. La sua consapevolezza politica e professionale è stata condizionata profondamente dalla sua esperienza umana: dall’aver assistito agli attacchi all’ambasciata americana a Londra, contro la guerra in Vietnam, sino alle ingiustizie nei confronti della popolazione afro-americana negli Stati Uniti, culminati con l’arrivo di Martin Luther King, un vero e proprio “faro”, ha affermato il cantautore, cedendo alla commozione.

Finardi ha poi proseguito raccontando della sua esperienza artistica, dagli esordi con l’amico Alberto Camerini, sino all’incontro con Demetrio Stratos, mitico frontman degli Area, che divenne ben presto il suo mentore non solo musicalmente ma anche politicamente. Il comune denominatore di tutti questi personaggi straordinari era la “diversità”, una diversità che li ha portati a scegliere un linguaggio allora diverso, uno strumento di lotta: il rock.

Il personale che diventa politico, questo è un po’ il marchio della musica di Finardi. Canzoni che non sono poesia, ha rimarcato più volte; la canzone è commistione di due opposti: le “parole”, estremamente relative, e la “musica” che è un linguaggio assoluto, matematico. Questo fa della musica, secondo Finardi, l’arte più assoluta e al contempo astratta e che fa si che “le parole cantate diventino più importanti”. Le canzoni politiche furono, dunque, un contributo a quegli anni: non c’era la pretesa di fare arte, bensì di fare la migliore musica possibile.

E quest’ultimo album, “Fibrillante”, vuole essere un nuovo omaggio ma al presente, “un disco di lotta contro un nuovo Medioevo”, perché c’è bisogno di musica ribelle, di canzoni che non siano solo un placebo per uscire dalla realtà ma che anzi divengano un mezzo per entrarvi. Parola di Finardi, non solo musicista, ma anche testimone e protagonista di un’epoca in cui si è verificato l’ultimo vero Rinascimento culturale.

Immancabile, dunque, l’appuntamento di questa sera, presso le Officine Cantelmo a Lecce, con il concerto di Eugenio Finardi – Fibrillante.

 

Federica Nastasia