zavattariLECCE – Saranno le suggestive sale dell’Ex Conservatorio Sant’Anna, ad accogliere oggi, sabato 17 Ottobre, alle ore 18:00, l’esordio della mostra Elevata Concezione – Pietra. Carta. Luce di Francesco Zavattari.

La mostra, organizzata col patrocinio dell’Accademia di Belle Arti e del Comune di Lecce, curata da Antonietta Fulvio e Giusy Petracca de Il Raggio Verde e coordinata da Ambra Biscuso, presidente de Le ali di Pandora, è il frutto del lavoro e grande talento del giovane artista e disigner toscano Francesco Zavattari, il quale con la sua arte poliedrica, espone in tutto il mondo riscuotendo successo e consensi.

I colori vibranti e caldi, il tratto alternato tra pennellate spesse e linee sottili, i volti le cui bocche spalancate sembrano voler aspirare a pieni polmoni quanta più energia possibile, gli accenni alla terra salentina, la scelta accurata dei materiali e dei segni iconografici, identificano immediatamente Francesco Zavattari come un artista concreto, ben radicato nella realtà attuale, il cui gusto contemporaneo affonda le radici in una ferrata conoscenza dell’arte e della sua storia, a punto tale da rendere la sua opera accessibile ad un pubblico di ogni età e credo religioso. Elevata Concezione è un percorso attraverso storie del Vecchio e Nuovo Testamento interpretate dall’autore in modo tale da renderle attuali e universali.

I suoi quadri sono di immediata comprensione, ma i dettagli disseminati in ogni tela li rendono ottimi spunti per discussioni e interpretazioni, assolvendo così ad uno dei principali compiti dell’arte: stupire.

In attesa del vernissage, abbiamo incontrato Francesco Zavattari e abbiamo trascorso un po’ di tempo con lui chiedendogli di raccontarci il suo percorso artistico e guidarci in anteprima alla scoperta delle sue nuove opere.

Francesco, cosa ti ha portato dalla tua Lucca al Salento?

Il mio legame con questa terra ha origini remote: sin da bambino venivo qui in vacanza con la mia famiglia e quando mi è stato proposto di esporre qui le mie opere a Lecce, è stato un po’ come tornare a casa. Non è un caso se ho deciso di sintetizzare nella mia tavolozza tutti i colori che richiamano le cromie tipiche della pietra leccese, della sabbia e del colore del legno degli ulivi, richiamando anche elementi tipici dell’architettura salentina. Non volevo semplicemente rappresentare scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, volevo contestualizzarle in un ambiente ben preciso: quello salentino. Nell’opera che accoglie i visitatori, Canone I di elevata concezione, ad esempio, propongo elementi tipici della vostra architettura, come il rosone di Santa Croce, ma richiami di questo genere, sono ravvisabili anche in Uno di noi.

“Una tempesta salentina” infatti è dedicata al Salento e al Santo Patrono di Lecce:

Si, è l’ultima opera realizzata per questa mostra. Racconta la storia di Sant’Oronzo che sulle spiagge di San Cataldo, col mare in tempesta, accoglie San Paolo. Ma indipendentemente dalla storia biblica, volevo raccontare proprio la peculiarità delle spiagge salentine che le rende uniche al mondo: la sabbia fine e il cielo azzurro anche quando il mare è in tempesta.

In tele come “Non abbiate paura” e “Io passerò oltre”, racconti l’esodo del popolo ebreo, ma soprattutto in “Non abbiate paura”, è forte il richiamo all’attualità. Nascondi una velata denuncia?

In Non abbiate paura rappresento il momento in cui il popolo ebreo, incoraggiato da Mosè, si appresta ad attraversare il Mar Rosso ed è vero che, oggi più che mai, il richiamo all’attualità è forte, ma in queste opere non c’è una connotazione politica, semmai, per chi volesse coglierlo, un richiamo alla ciclicità della storia perché in fondo, quello dell’immigrazione è un dramma che ha radici nella storia del mondo.

I colori, nelle tue opere hanno una valenza precisa o lavori seguendo l’istinto?

Nelle mie opere tutto ha un suo preciso significato. Ad esempio, nell’installazione che campeggia nella seconda sala e che in qualche modo poi ingloba tutto il percorso con le sue diramazioni, Io sono colui che sono, chiaro riferimento al roveto attraverso il quale il Signore si manifestò a Mosè, ho scelto tre cromie molto precise: l’oro per indicare la preziosità, il bronzo per esprimere la potenza e la forza, e il rosa per esprimere la delicatezza.

Come prepari le tue tele?

Nel momento in cui l’opera si materializza nella mia mente, mi piace ragionarci su e quando mi metto di fronte alla tela bianca, so cosa realizzare e come farlo, la maggior parte di esse hanno una base matematica e geometrica molto precisa, come Proiezione di Io sono in 3:14, dove il numero indica il verso esatto che contiene la frase con la quale Dio si identifica, ma il quadro in generale ha anche una struttura geometrica molto precisa, perché la scena è inscritta in un cerchio costruito all’interno del un quadrato e 3:14 è appunto un riferimento al π (Pi greco), ma non lo metto in evidenza perché mi piace che lo spettatore percepisca il lato istintuale del mio lavoro.

Credi che sia possibile racchiudere gli eventi narrati in una tela?

Alcune storie sono il frutto di un’azione che si compie in un arco temporale ben preciso, come il racconto del sacrificio di Isacco, in cui mentre Abramo sta per affondare il coltello nel corpo del figlio, Dio gli intima di fermarsi. Abramo non getta il coltello, ma lo infilza in un tronco. C’è un prima, un durante e un dopo. Ho rappresentato questa sequenza di gesti in due opere: Sul monte il Signore provvede, che è una tela che racconta appunto il momento in cui Dio ferma la mano di Abramo e Il Signore provvede, che è lo stesso tronco di legno che nel dipinto appare rigato da un rivolo di sangue, mentre qui, lo squarcio è coloro oro, perché nessun sacrificio è stato compiuto, quindi si celebra la vita.

Hai realizzato anche una seria intitolata “My art is female”, interamente dedicata alla donna. Anche in “Elevata Concezione” c’è una tela dedicata alla donna, “Mater divanae gratiae”. Come interpreti tu la femminilità?

Sono cresciuto circondato da donne, oltre a mia madre ho delle sorelle maggiori che mi hanno insegnato quanto grande sia l’amore di una donna. Non importa che sia madre o meno: le donne sanno amare, sono portatrici d’amore, il loro abbraccio consola e protegge. In Mater divinae gratiae ho cercato di rappresentare proprio questo istinto della donna.

Rimarrai a Lecce fino al 2 Novembre, poi dove ti porteranno i tuoi progetti?

Ho molti progetti in cantiere, anche fuori dall’Italia. Organizzerò varie mostre in Portogallo portando, appunto la serie My art is female, creata per l’associazione portoghese Umar, che ha già esordito in Aprile al museo Quinta de Santiago e poi, ovviamente proseguiranno le tappe di Elevata Concezione e di Ambidexter – L’evoluzione dello spazio/tempo, caratterizzata dal fatto di essere stata realizzata utilizzando entrambe le mani.

Tra gli eventi in programma, lunedì mattina, alcune classi del Liceo artistico Ciardo – Pellegrino di Lecce, accompagnate dai docenti Enzo De Giorgi e Carmelo Tau, incontreranno l’artista e assisteranno ad un live painting.

Non resta quindi che a visitare questa incredibile mostra, unica nel suo genere.

 

Claudia Forcignanò