TANISIGALLIPOLI (Lecce) – La scure della giustizia si abbatte sull’ex sindaco di Gallipoli Flavio Fasano. Intorno alle 20, i giudici della seconda sezione collegiale (Presidente Roberto Tanisi, a latere Pasquale Sansonetti e Pia Verderosa) hanno letto il dispositivo dopo nove ore di camera di consiglio: l’ex assessore provinciale ai Lavori Pubblici, già sindaco di Gallipoli, è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione nel processo scaturito dall’operazione “Galatea 2”. L’imputato (presente in aula) è stato assolto da due ipotesi di corruzione tra cui il rifacimento dell’istituto nautico di Gallipoli. Per il resto l’impianto accusatorio è rimasto granitico, smussato in pochissimi punti ma non intaccato nelle accuse principali. Le incriminazioni contestate al rappresentante del Pd erano quelle di turbativa d’asta, rivelazione ed utilizzo del segreto d’ufficio, falso, corruzione, concussione e abuso d’ufficio. Contestazione risalenti a sei anni fa. Proprio come gli anni invocati dal pubblico ministero Elsa Valeria Mignone il 18 marzo scorso a conclusione della sua requisitoria.

Non è il solo imputato condannato. Hanno incassato un verdetto di colpevolezza: Gino Siciliano, 73 anni ed ex amministratore della Lupiae Servizi, è stato condannato a 2 anni; l’imprenditore Giovanni La Gioia, 39 anni di Trepuzzi, ad un anno e 8 mesi; Michele Patano, direttore del Cotup di 54 anni, a 8 mesi. Assolta, invece, Michela Corsi, romana di 48, funzionaria dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Il dispositivo dice anche altro: gli imputati sono stati interdetti dai pubblici uffici per l’intera durata della pena e, con riferimento a Patano, per un anno. Nonostante la sentenza di condanna, Fasano va avanti nel suo impegno politico. Lo ha confermato questa mattina in aula quando ha rilasciato spontanee dichiarazioni dichiarando che una eventuale condanna non avrebbe intaccato la decisione di correre per la carica di primo cittadino della cittadina jonica con un’alleanza fra liste civiche. Sicuramente la sentenza provocherà immancabili e prevedibili scossoni negli ambienti politici gallipolini. 

FASANO
Flavio Fasano in Tribunale

L’istruttoria si è dilatata nel tempo per via di diversi intoppi. La scansione delle udienze in questi anni è stata condizionata da una richiesta di ricusazione del presidente Roberto Tanisi rigettata poi dalla Corte d’Appello allungando i tempi del processo, E poi il nodo sull’ammissibilità delle intercettazioni telefoniche, riproposta per tre volte su cui si è basato essenzialmente l’impianto accusatorio delle indagini condotte dal Ros di Lecce. Gli investigatori hanno fatto luce sul presunto malaffare della politica sull’asse Lecce-Gallipoli. In particolare su probabili forzature nella gestione della cartellonistica stradale, la trasformazione del vecchio istituto Nautico di Gallipoli in una struttura turistica e per l’assunzione di un dirigente al Comune di Parabita. Procedure opache così come ricostruito dallo stesso pubblico ministero. L’ex sindaco di Gallipoli, (presente in aula così come in tutte le precedenti udienze) e l’allora amministratore unico della società  mista del Comune, si sarebbero adoperati affinchè l’appalto da due milioni ed 800mila euro per la rimozione dei cartelloni abusivi e la gestione dei nuovi impianti venisse assegnato proprio alla “Five”, nel frattempo consorziata con la “Cotup”. E proprio per questa operazione sia Fasano che Siciliano il 17 maggio del 2010 finirono agli arresti domiciliari con un’ordinanza dell’allora giudice per le indagini preliminari Andrea Lisi. Contestualmente, il gip dispose anche la misura dell’obbligo di dimora per il socio della “Five”, Giovanni Lagioia ed il dirigente del servizio strade della Provincia, l’ingegnere Stefano Zampino.

Secondo l’impianto accusatorio, Fasano, Siciliano, Lagioia e Zampino avrebbero concordato le modalità di affidamento del servizio alla Five a condizioni svantaggiose per la Provincia e predisposto di comune accordo gli atti relativi alla formazione ed alla pubblicazione del bando di gara. L’interesse dei carabinieri dei Ros si focalizzò anche sull’appalto per la costruzione della nuova sede dell’Istituto Nautico di Gallipoli. Fasano avrebbe programmato l’affidamento all’imprenditore Alfredo Barone, cui sarebbe stato ceduto in parziale pagamento dei lavori l’edificio del “vecchio” Nautico, da destinare poi a struttura turistico-ricettiva ed a lussuose residenze. Da questo episodio di corruzione, però, il politico gallipolino è stato assolto con la formula perchè il fatto non sussiste. Un altro affare milionario, insomma, finito negli atti di un processo lungo, complesso e che solo poche ore fa ha sancito una prima, parziale verità. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Paolo Sisto, Andrea Fares, Giuseppe e Pasquale Corleto.

Francesco Oliva