F.Oli.

MAGLIE (Lecce) – Una vendetta dopo la fine della relazione extraconiugale. Nessun caso di violenza, nessun caso di stupratore seriale. I presunti abusi sarebbero stati rapporti consenzienti tra due amanti. Consumati nei luoghi più disparati. Anche all’interno di una masseria. A queste conclusioni sono arrivati i giudici della prima sezione penale (Presidente Francesca Mariano) che, nella serata di ieri, hanno assolto con formula piena P.S.S., giardiniere 59enne di Maglie, finito sotto processo con le accuse di violenza sessuale continuata, sequestro di persona, lesioni aggravate e stalking. “La sentenza rappresenta la fine di un incubo per il mio assistito”, commenta il suo avvocato difensore Dimitry Conte, “dopo un lungo processo che ha stabilito la verità”. In ballo, poi, c’era anche soldi. Tanti soldi. La richiesta risarcitoria, avanzata dalla parte civile (rappresentata dall’avvocato Alberto Corvaglia), ammontava a 250mila euro.

L’indagine venne messa in moto dalla presunta vittima, una donna di mezza età residente a Maglie, che presentò una denuncia in Procura. In una prima circostanza la donna – nel lontano 2007 – sarebbe stata costretta a subire palpeggiamenti ma le sue urla fecero desistere l’amante dal continuare a compiere quelle molestie. In un secondo caso, dopo appena due giorni, sarebbe stata obbligata ad avere un altro “incontro ravvicinato”. Nella terza occasione, poi, l’uomo avrebbe utilizzato il pretesto di un chiarimento per costringere la sua ex amante ad avere un rapporto sessuale completo. Tra il maggio e il giugno dell’anno successivo si sarebbe verificato l’episodio più grave.

Il giardiniere si sarebbe infilato nell’auto della donna e l’avrebbe costretta a dirigersi in una masseria dove si sarebbero ripetute le violenze fisiche. Il processo ha fatto luce anche su presunti episodi di stalking. La donna sarebbe stata pedinata di continuo presso la propria abitazione e nelle vicinanze del posto di lavoro e avrebbe ricevuto continui squilli in forma anonima sul telefono di casa dal momento in cui aveva comunicato l’intenzione di cessare la tresca. L’identità del presunto molestatore arrivò con l’ascolto di diversi testimoni come persone informate sui fatti (tra cui il marito della donna). Su disposizione del magistrato inquirente Roberta Licci vennero effettuati diversi sopralluoghi nei luoghi in cui si sarebbero verificate le violenze. Venne anche depositato un dischetto contenente alcuni filmati.

L’istruttoria, però, ha fornito un’altra verità. Molto scomoda per la parte civile. Sono emerse una serie di incongruenze sia con l’ascolto della vittima che con quello del marito. Nella giornata di ieri sono stati sentiti gli ultimi testimoni della difesa cui è seguita la requisitoria del pubblico ministero Luigi Mastroniani che ha concluso il proprio intervento invocando l’assoluzione dell’imputato. Richiesta accolta dai giudici. In attesa del deposito delle motivazioni è stata così accolta la tesi dell’avvocato Dimitry Conte che ha puntato la propria discussione sull’ipotesi di una vendetta di un’amante dopo la fine della relazione rappresentando in sede di denuncia i rapporti consenzienti come episodi di violenza sessuale.