F.Oli.

CUTROFIANO (Lecce) – Quando i carabinieri raggiunsero la sua abitazione per eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione “Contatto” il 5 settembre scorso in casa i militari trovarono due pistole. E per Giordano Epifani, 32 anni, di Cutrofiano, scattò l’arresto in flagranza di reato. A distanza di otto mesi per l’uomo è arrivata la condanna emessa in abbreviato dal gup Giovanni Gallo: 3 anni e 4 mesi di reclusione con le accuse di detenzione illegale di arma da fuoco e ricettazione, reati entrambi aggravati dall’aver agevolato l’associazione mafiosa. Sull’entità della pena ha pesato la contestata recidiva reiterata specifica infraquinquennale.

Quel giorno i carabinieri della Compagnia di Maglie eseguirono una perquisizione all’atto di eseguire l’ordinanza. Saltò fuori una pistola di fabbricazione ungherese con all’interno un caricatore con sei proiettili, un colpo in canna e ulteriori nove proiettili in una busta di cellophane. Nel corso della perquisizione i militari trovarono anche una pistola calibro 9%19 di fabbricazione ceca con matricola abrasa con all’interno un caricatore con 13 proiettili ed una canna calibro 9%21 modificati ritenuta di illecita provenienza.

Il nome di Epifani compare tra i 65 imputati finiti alla sbarra nel processo scaturito dall’operazione “Contatto”. Secondo gli inquirenti, il 32enne avrebbe ricoperto il ruolo di referente per il comune di Cutrofiano all’interno de clan capeggiato dai Coluccia. Epifani, difeso dagli avvocati Gabriella Mastrolia e Donato Sabetta, è sempre detenuto.

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