Foto Toti Bello

di F.Oli.

SPECCHIA (Lecce) – Incrocerà sguardi e stati d’animo di  un’intera famiglia orfana di Noemi. A pochi di metri di distanza. A otto mesi dall’omicidio dopo una confessione, ritrattazioni e tormenti in carcere. E’ fissata per le 9.30 del 30 maggio prossimo presso il Tribunale per i Minori l’udienza preliminare a carico di Lucio M., il 18enne di Montesardo Salentino, accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, i motivi abietti e futili e di aver agito con crudeltà oltre che per occultamento di cadavere nell’inchiesta per il delitto della fidanzata Noemi Durini, la 16enne di Specchia, uccisa il 3 settembre scorso nelle campagne di Castrignano del Capo. Lucio è atteso nei prossimi giorni in Puglia. Verrà trasferito dal carcere di Quartucciu (in Sardegna) nel penitenziario minorile di Bari in attesa di presenziare all’udienza fissata davanti al gup Aristodemo Ingusci. Lucio, difeso dagli avvocati Luigi Rella e Paolo Pepe, si troverà dinanzi a un bivio: ammettere nuovamente le accuse confermando le indagini del procuratore capo della Procura dei Minori Maria Cristina Rizzo e del sostituto Anna Carbonara? O difendersi e negare le proprie responsabilità nell’omicidio magari fornendo nuove dichiarazioni?

Due strade aperte, che dovranno fare i conti con la scelta del rito: prepararsi a un processo con rito ordinario o chiedere l’abbreviato (magari condizionato da una nuova perizia psichiatrica dopo che una prima consulenza ha accertato la capacità di intendere e di volere del giovane)? Sostenere un processo aperto (ad alto impatto mediatico) o chiedere la definizione del dibattimento dinanzi a un solo giudice, per altro a porte chiuse, beneficiando di uno sconto di pena? Ipoteticamente la difesa di Lucio potrebbe anche chiedere la messa alla prova come previsto dall’ordinamento minorile. Di certo in aula saranno presenti i familiari di Noemi: la madre Immacolata Rizzo (difesa all’avvocato Giulia Bongiorno); la sorella maggiorenne Benedetta, (assistita dall’avvocato Mario Blandolino); il padre Umberto, (rappresentato dall’avvocato Francesco Zacheo) oltre alla sorella minore.

L’omicidio rappresenta una delle pagine più cruente degli ultimi anni nel Salento. Le indagini sono tate condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo in stretta sinergia con i militari della stazione di Specchia. La giovane Noemi venne prelevata da casa nella notte del 3 settembre. Salì sulla Fiat 500 guidata dal fidanzato e condotta in una campagna alla periferia di Castrignano del Capo dove venne uccisa con alcune pietre e un coltello (mai ritrovato). Subito dopo Lucio si allontanò lasciando Noemi ancora viva sotto un cumulo di pietre di un muretto a secco. Dopo alcune ore di agonia, così come stabilito dalla consulenza medico legale, il cuore della 16enne cessò di battere. Per dieci giorni quel cumulo di pietre rappresentò la tomba della giovane. Poi, dopo una lunga confessione in caserma del suo fidanzato, il corpo della giovane venne ritrovato in uno stato di putrefazione per l’azione corrosiva degli agenti atmosferici.

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