F.Oli.

(Lecce) – Tre medici del carcere di Lecce a processo per la morte di un detenuto. Il gup Antonia Martalò ha accolto la richiesta di abbreviato per i tre camici bianchi residenti tra Lecce, Nardò e Casarano. Il processo è fissato per il 21 febbraio. La vicenda giudiziaria, lunga e complessa, si riferisce alla morte del detenuto Donato Cartelli, 59enne originario di Uggiano La Chiesa deceduto il 18 febbraio del 2016. A dare avvio all’inchiesta era stata una denuncia dei familiari del detenuto che, assistiti dall’avvocato Andrea Conte, si sono costituiti parte civile. Dietro le sbarre Cartelli stava scontando una condanna a nove anni di reclusione per reati contro la persona. Il detenuto non aveva mai lamentato alcun problema di salute. E ai familiari non aveva riferito di alcun malanno. Anzi, nel corso dei colloqui, avrebbe sempre rassicurato i propri familiari augurandosi di poter beneficiare della liberazione anticipata alla luce della buona condotta tenuta dietro le sbarre. Il decesso si concretizzò nel rapido volgere di poche settimane dopo alcuni problemi di stomaco e cali di pressione.

Il pubblico ministero Francesca Miglietta, sulla scorta degli esiti della perizia medica della dottoressa Gabriella Cretì nominata in sede di incidente probatorio, chiese l’archiviazione del procedimento. Dopo l’udienza camerale in cui venne discussa l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal legale dei familiari di Cartelli, l’avvocato Andrea Conte, il gip Edoardo D’Ambrosio dispose l’imputazione coatta dei tre medici.

Secondo il giudice, nel corso della prima visita medica del 20 gennaio 2016, non sarebbe stata disposta un’ecografia nonostante nei giorni successivi i dolori addominali persistessero. E nonostante tale esame sarebbe stato rifiutato dal detenuto per il gip i tre medici (che hanno tenuta in cura Cartelli) avrebbero avuto l’obbligo di fornire un’adeguata informazione sulle conseguenze delle proprie scelte al detenuto “soggetto in tutto e per tutto alle cure dello Stato”.  I medici si sarebbero limitati nelle visite del 13 e 19 febbraio a prescrivere terapie generiche (un antidolorifico e un lassativo e un vasopressore pur di a fronte di un quadro cardiocircolatorio estremamente grave (pressione arteriosa pari a 80/60) . I tre imputati sono assistiti dagli avvocati Vincenzo e Antonio Venneri, Vincenzo Perrone e Mario Ingrosso.