“La Puglia vive il peggior periodo della sua storia agricola e gli ultimi avvenimenti hanno evidenziato i fallimenti del Governo Emiliano sul comparto, ci è voluto lo “scoppolone” della pacifica manifestazione dei gilet arancioni per svegliarlo dal torpore”. Queste le dure parole del consigliere regionale M5S Cristian Casili che prosegue: “A ciò si aggiungono le dimissioni dell’assessore Di Gioia, speriamo irreversibili, che segnano uno strappo profondo con un Governatore che inventa agenzie a profusione per piazzare nuovi amici di destra o di sinistra e che di fatto, quando non gli conviene più, esautora il suo Assessore calpestando la dignità dei suoi stessi compagni di percorso. A Emiliano serviva un capro espiatorio e lo ha servito agli agricoltori su un piatto d’argento. Quello che non ha capito è che occorre rivoluzionare la struttura tecnica, non solo quella politica. Poco importa ai nostri agricoltori ciò che ribolle in Giunta mentre la Puglia vive il peggior periodo della sua storia agricola”.
Il consigliere pentastellato ricorda le enormi problematiche dell’agricoltura pugliese che questo governo regionale non è stato in grado di gestire: “Un PSR congelato dai ricorsi al TAR, quasi 200 mila ettari di ulivi compromessi da gelate e Xylella con un dimezzamento delle produzioni e un danno che si ripercuoterà per le prossime tre annate agrarie. Un milione di giornate lavorative bruciate, posti di lavoro persi, frantoi chiusi. Una filiera distrutta” e nemmeno l’immediato futuro sembra troppo roseo per gli agricoltori: “Il fallimento nella gestione di Arif e Consorzi di Bonifica comporterà ulteriori disservizi nel 2019; – spiega Casili – se nei prossimi mesi dovessero verificarsi lunghi periodi di siccità non potrà essere garantita la distribuzione dell’acqua per usi irrigui. Mancano all’appello infatti gli investimenti infrastrutturali per garantire una distribuzione dell’acqua a un prezzo equo e ragionevole. Gli agricoltori delle province più a sud sono costretti infatti a pagare un metro cubo di acqua tre o quattro volte in più rispetto a Foggia. Intanto tutto il Salento è afflitto dall’intrusione salina che ogni anno strappa centinaia di ettari che diventano non più produttivi. Il tanto decantato riuso irriguo dei reflui dei depuratori è diventato una chimera. La nave è fuori controllo – conclude – a poco servono le futili parole di un Governatore per raddrizzare la rotta”.