LECCE – L’ avvincente percorso, che ci guida alla riscoperta di alcune meravigliose chiese, a volte meno pubblicizzate, del patrimonio artistico leccese, fa una sosta dinanzi a S. Giacomo di Lecce, primo convento alcantarino nel Salento.

Giacomo Antonio Orsini del Balzo, principe di Taranto e conte di Lecce, fece costruire una chiesa dedicata all’apostolo S. Giacomo Maggiore, in prossimità dei suoi deliziosi giardini che componevano il Parco fuori la porta orientale di S. Biagio. Nelle vicinanze si ergeva, infatti, una maestosa torre fatta costruire nel 1419, dove il principe sostava di tanto in tanto.

Secondo il Coco, dal Libro Rosso di Lecce si deduce che questa chiesa fu costruita su di una cappella già esistente, dedicata sempre allo stesso santo.

Ereditata nel 1492 la Contea di Lecce, Ferrante D’Aragona diede inizio ai lavori di costruzione del convento per i Frati Minori Conventuali Riformati. La dimora fu poi conclusa soltanto nel 1613 ad opera di Filippo III di Austria, nipote dell’imperatore Carlo V, «che volle che i Padri Conventuali Riformati prendessero possesso della Chiesa e del Convento di S. Giacomo a Lecce il 22 luglio 1614 dove rimasero solo 24 anni».

Difatti, come risulta dalla ricostruzione storica di Tommaso Leopizzi , «Clemente IX cedette il Convento di S. Giacomo in Lecce agli Alcantarini Scalzi come Convento della nuova Custodia di S. Pasquale Baylon di Lecce».

Nel 1677 fu promossa, dal Preside della Provincia di Lecce D. Marco Antonio Di Gennaro, la costruzione di una nuova grande chiesa, ultimata dal suo successore D. Camillo Dura il 22 luglio 1679 e consacrata, il 5 novembre del 1680, dal vescovo di Nardò, mons. Orazio Fortunato.

Si legge che i frati Alcantarini abitarono il convento di S. Giacomo sino al 1864, data in cui lo Stato Italiano ne decretò la soppressione, trasformandolo in Lazzaretto.

Qualche anno dopo i religiosi ritornarono occupando solo una parte del convento, finché nel 1898 questa antica dimora fu ridotta «prima a ospizio di mendicità, poi a presidio ospedaliero e, infine, trasformata radicalmente a Manicomio Provinciale».

La chiesa, chiusa al culto, fu affidata alle Suore d’Ivrea, che prestavano servizio all’adiacente casa di cura per malattie mentali.

La struttura presenta una sobria facciata in pietra leccese, divisa in tre ordini. Il primo, separato in tre fasce da lisce paraste, presenta un ampio portale sormontato da un architrave, sul quale una nicchia accoglie la statua di san Giacomo.

L’ordine superiore espone una finestra centrale di modeste dimensioni, mentre il terzo termina con uno slanciato frontone.

L’interno, costituito da un semplice impianto planimetrico a navata unica e a croce latina, presenta quattro altari seicenteschi ai lati. Il pavimento, caratteristico, presenta le pregiate maioliche della ditta Paladini.

In essa si possono ammirare le tele di S. Giuseppe e di S. Pietro d’Alcantara del Giordano, di S. Pasquale Baylon di Giuseppe Simonelli e di San Giacomo Apostolo, attribuita allo Spagnoletto. Ci sono anche altre due tele raffiguranti la Madonna e la Fuga in Egitto.

Luoghi di arte e luoghi di fede, avvolti dalla nebbia del silenzio. Creatività, cultura, religiosità: in ricordo di un’umanità ‘perduta’.

Manuela Marzo

*Fonte e approfondimenti: LEOPIZZI T., Il francescanesimo a Lecce, in Fulgenzio, un secolo di presenza francescana. Lecce, 2001, Edizioni Del Grifo.